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Dieci secondi di silenzio

Dieci secondi di silenzio

02 Giugno 2026

DAKAR, Senegal – “Come mai il mio iPhone si trova a casa di Paolo?!” È questa la domanda principale che Amanda Ungaro, ex compagna di Paolo Zampolli e madre del figlio Giovanni, ha posto durante la sua prima partecipazione esclusiva a un podcast americano. Dopo l’intervista data al giornalista Sacha Biazzo di REPORT, Ungaro ha parlato (con telecamera oscurata) al “While We Still Can Podcast” (WWCSP), introdotta dal giornalista indipendente, Anthony “Tony” Andrews. Parliamo di una madre brasiliana residente in Brasile senza il figlio di 17 anni che, per il momento, si trova con il padre italo-americano negli Stati Uniti. Nella sostanza la storia è molto semplice. Il contesto, invece, è assai complesso. Sono varie le persone coinvolte e che appartengono a numerose sfere della società. Dalla Casa Bianca alla moda, dagli affari alla diplomazia, dagli avvocati agli ufficiali dell’immigrazione, dai media allo showbusiness, fino ai comuni cittadini. Il numero dei protagonisti legati a questa  torbida vicenda è molto elevato. 

Zampolli è da decenni uno dei più noti “cervelli in fuga” dall’Italia. Molto vicino al presidente statunitense, Donald Trump, e alla First Lady, Melania Trump. Qualche giorno fa il “Pulp Podcast” di Fedez e Davide Marra è riuscito a invitarlo per fargli raccontare la sua verità. La verità di colui che è stato nominato da Trump “Inviato Speciale per le Partnership Globali” (e non solo). Il sogno di Zampolli, un italiano naturalizzato statunitense che per varie ragioni non è riuscito a finire il liceo in Italia, sembra essersi avverato: diventare un diplomatico, girare per il mondo e tessere relazioni importanti. Il Presidente Trump “M’appointed mercoledì” (mi ha nominato), aveva confermato al Pulp Podcast rispetto al suo incarico mentre Fedez sembrava più occupato a tradurre l’italiano zoppicante di Zampolli che il suo inglese. La puntata è stata intensa e non sono mancate le battute e le risate. Una cosa, però, ha particolarmente colpito il pubblico: la maglietta che Fedez ha deciso di indossare. Zampolli parlava davanti a una celebrità italiana che di comunicazione ne sa e, probabilmente per questo, la faccia insanguinata di Christian Bale in “American Psycho” rappresentava un chiaro messaggio per il pubblico.

Amanda Ungaro, ovviamente, è stata una delle circa 480mila persone (per ora) che hanno guardato l’episodio con molta attenzione. Colui che Epstein ha definito in una delle email svelate dal Dipartimento di Giustizia con il termine “trouble” (“guaio”, il che è piuttosto indicativo detto da Epstein) ha persino coinvolto suo figlio Giovanni chiamandolo al telefono durante la puntata del Pulp Podcast per fargli scambiare qualche parola con Fedez. Ma è stato il silenzio del ragazzo a risuonare più forte. 

Erano quasi le otto di sera di lunedì primo giugno quando Tony (che oltre ad essere un giornalista indipendente lavora in un negozio di frutta e verdura), con un messaggio al telefonino, ha proposto a Ungaro di partecipare al WWSC podcast. Ne discutevano da mesi. “Ok!”, ha risposto lei dal suo appartamento di Rio de Janeiro. Ed è così che l’onda ha cominciato a montare. “Tony, perché non parli un po’ del mio cellulare?”, ha iniziato Ungaro.

Arrestata a giugno 2025 in Aventura (Florida), vicino a Miami, l’ex modella brasiliana è rimasta in prigione fino a ottobre. L’iPhone le era stato subito confiscato dalla polizia. Qualche giorno fa, invece, dopo aver attivato l’app per localizzare i suoi AirPods è apparsa sul computer di Ungaro la localizzazione del telefono che è risultato acceso nella zona super-VIP di Gramercy Park. È lì che si trova la casa di Zampolli. “Come mai??”, mi sono subito chiesta. “Quel telefono fa parte delle prove che dovrebbero stare con la procura, in un tribunale! La polizia ha dato il mio telefono a Paolo, il che vuol dire che lui ha orchestrato il tutto”. Secondo Tony, Zampolli aveva assicurato ai suoi contatti di “poter utilizzare il ‘Drone Fund della Casa bianca’ per pagare chi deve pagare e ottenere quello che deve ottenere. Ma quelli sono soldi pubblici dei cittadini statunitensi!”

Da quel momento in poi, Ungaro è diventata un fiume in piena, un oceano di informazioni, e ha ricominciato dall’inizio: “Qualche giorno fa mentre stavo cercando i miei AirPods ho cliccato su ‘trova il mio iPhone’. Non ero tanto sorpresa che il mio telefono fosse con Paolo però ne ho parlato subito con i miei avvocati. Il telefono deve essere con gli investigatori e il procuratore, invece si trova da Paolo?! Sapevamo che lui stesse dietro la mia incarcerazione ma non avevamo abbastanza prove ancora. È pazzesco, sono choccata! Paolo dice che praticavo della medicina ma sono tutte accuse false. Non ha una sola prova al riguardo. Gli ho detto: trovatemi un solo paziente che possa confermarlo. I miei avvocati hanno detto che la fonte anonima di queste accuse era Paolo. La verità presto uscirà fuori. Lo spero proprio.”

IN PRIGIONE

“È stata un’esperienza terribile. Mi sono offerta volontaria per lavare i pavimenti perché avevo bisogno di mantenere la mia salute mentale. Ho pure letto tutta la Bibbia. Mi hanno detto che l’unica persona che poteva aiutarmi era Paolo. Ma questa avvocatessa che incontravo mentre ero in prigione veniva pagata di nascosto da Paolo. Paolo l’ho chiamato comunque e mi ha detto che dovevo dire che era tutta colpa di Joao (l’attuale marito di Ungaro che si trova agli arresti domiciliari con un braccialetto elettronico alla caviglia, Ndr.), che mi avrebbe tirato fuori di prigione, mi avrebbe dato un appartamento e un visto. Io gli ho detto di no, che Joao non c’entrava niente, e lui mi ha risposto ‘Allora starai in prigione per sei anni, Amanda!’. E io gli ho risposto ‘Ottimo, allora starò in prigione!’”.

“Ancora una volta Paolo voleva offrirmi un visto. Sono sette anni che mi dice che mi avrebbe dato un visto. Ho tutti i documenti che lo provano. Mentre eravamo in tribunale per la custodia di nostro figlio, Paolo doveva prendersi cura del mio visto, invece non ha fatto niente. Invece mi ha buttata in prigione e non mi ha lasciato con mio figlio in Brasile. Ha chiamato persino la Homeland Security! È stata molto dura. Ha chiamato Venturella (che da ieri è diventato il direttore di ICE, Ndr.). Il New York Times ha confermato la chiamata di Paolo a Venturella. Ci sono gli screenshot delle email in cui Paolo dice che ‘Amanda deve stare in prigione per sei anni’”. 

“Ha rapito mio figlio e l’ha fatto volare dal Brasile agli USA. Mi ha separato da mio marito. Era arrabbiato con mio marito perché sapeva che lui mi stava aiutando con i miei avvocati durante il processo in tribunale per la custodia di mio figlio e con i soldi per mio figlio, perché è dal 2020 che Paolo non mi paga gli alimenti per mio figlio. È uno psicopatico! Melania sapeva che ero stata imprigionata da ICE. Una mia amica a Washington D.C. ha chiamato lo stylist di Melania a settembre e Melania era a Londra con Trump e lei era choccata. Ma ha fatto qualcosa per aiutarmi? No! E mi conosce da quando ho diciotto anni. Era sempre la prima a fare gli auguri di compleanno a mio figlio, mandava dei regali con i furgoni della Hertz. Lei sa che sono una brava persona ed è stata zitta, non mi ha aiutata”.

Ungaro non manca comunque di umorismo. Durante la puntata le è anche scappata qualche risata e battuta per sdrammatizzare quello che ha dovuto subire durante gli ultimi vent’anni.

“È davvero difficile, ho così tanti traumi. Ho trascorso due decenni con Paolo e sono stata abusata sessualmente, fisicamente, mentalmente. Ero così giovane quando ho iniziato la mia relazione con Paolo, avevo solo diciassette anni. Ero una ragazzina. Lavoravo come modella per Jean-Luc Brunel (amico di Jeffrey Epstein e morto in carcere nel febbraio del 2022, Ndr.). Sono stata una volta sull’aereo di Jeffrey Epstein che avevo 16/17 anni ma poi non l’ho più visto. Ho invece visto Ghislaine Maxwell perché Paolo lavorava con lei sul progetto TerraMar e Oceans quando stava all’Onu. Lui continua a fare interviste in cui dice che non era mai connesso con Maxwell, invece io ho tutte le email in cui lui chiedeva a Ghislaine ‘Dove passerai l’estate??’, ‘Ah, ora fai parte di TerraMar, quindi ora hai il passaporto TerraMar’. Quindi era molto connesso con Ghislaine, andava a casa sua, per fortuna io non sono mai andata da lei. Paolo mi mandava così tante email su di lei ma io neanche le guardavo. Ma poi, a causa delle investigazioni in corso, ho iniziato a guardare le mie email e quando ho messo ‘Ghislaine Maxwell’ nel mio motore di ricerca mi sono saltate fuori dieci email del 2012 che non avevo mai aperto, e ci sono conversazioni tra loro due come se fossero migliori amici. E sono rimasta sorpresa”.

“Non so perché Paolo abbia il mio telefono ma sembra appunto che lui l’abbia acceso una settimana fa ed è a casa sua. Non so cosa voglia fare con il mio telefono. Io ho cambiato tutte le password, ho cambiato tutto, anche il mio iCloud. Ma potrebbe aver preso informazioni prima. Non è stato molto furbo ma vedi, lui non ha paura, pensa di avere tutto il potere e di essere sostenuto dall’amministrazione di Trump ed è così che opera. Io ero una modella e diplomatica, ma lavoravo seriamente, non come Paolo che andava solo alle feste, sfruttava la corruzione e vendeva passaporti. Anche in Brasile molte persone faticano a credermi rispetto a Trump e a tutto il resto che accade. Con i (traffici di) bambini, per esempio, e tutto il resto, e non capisco di quali altre prove abbiano bisogno per credere a qualcosa, cioè, guardate cosa sta succedendo nel mondo, negli Stati Uniti. Con tutte queste guerre. Mettono 100 milioni di dollari a Wall Street che poi si trasformano in un miliardo. È tutto così corrotto. Il mondo è all’incontrario, è spaventoso.” 

GHISLAINE MAXWELL

Ungaro ha continuato a parlare riflettendo su come si è ritrovata in questa situazione. La sua intervista per il quotidiano brasiliano “O Globo” e per quello spagnolo “El Pais” ha spinto Melania Trump a distanziarsi da Jeffrey Epstein durante una conferenza stampa improvvisata lo scorso aprile.

“Onestamente all’inizio credevo in loro. Quando li ho incontrati durante il primo mandato (di Trump) ho trascorso molto tempo con loro. Ma con il secondo mandato mi ricordo che una mia amica, diplomatica bulgara, mi ha detto: ‘Amanda, se Trump vince sarà un inferno, non hai idea di quello che succederà nel mondo’, e io non le ho creduto. Le ho detto che si sbagliava. E poi invece ho visto…e mi sono ritrovata in una prigione di ICE. Ma non solo quello, guardate che succede, è incredibile. Non ho parole. Ho anche incontrato (la deputata democratica) Melanie Stansbury (e sto collaborando con lei). Trump sta dando la grazia a tutti i repubblicani, gente che ha commesso crimini federali. Quindi le ho mandato tutta la documentazione su Ghislaine Maxwell, la corruzione nell’Onu, i (traffici di) passaporti, gli abusi che ho subito, foto del mio braccio, della mia faccia, tutto! Quindi vedremo. Onestamente non mi aspetto molto, perché è tutto davvero difficile, ma questa è la mia vita e credo in Dio.” 

“Spero. Voglio davvero aiutare le altre donne vulnerabili. Mi dicono che voglio diventare famosa, che sto usando la mia storia per diventare famosa, ma perché dovrei diventare famosa, sono già famosa! Ho lavorato come modella, sono stata vicino al Presidente, ho lavorato all’Onu, all’Assemblea generale con tutti gli accordi bilaterali con Presidenti e Primi Ministri. Perché pensate che ora voglio uscire e raccontare la mia storia? No, mi sento disgustata da quello che ho passato. Ma (raccontare la mia storia) è il solo modo. Voglio scrivere un libro perché vorrei l’attenzione? No, metà dei proventi andranno alle organizzazioni che si occupano di queste donne. Perché se posso parlare per loro allora lo farò. Voglio aiutarle perché so cosa provano, quello che ho attraversato io, conosco bene il loro dolore. So cosa si prova quando non hai nessuno della tua famiglia pronto ad aiutarti se ti trovi in un altro Paese e con un’altra lingua. Io non ero in Brasile, ero da sola con mio figlio e con uno psicopatico.”

Ungaro ha quindi iniziato a svelare altri particolari su Zampolli, tra cui la connessione che ancora non le è chiara con Brina Knauss (la DJ slovena). E per raggiungere i giornalisti con cui sta collaborando, Ungaro ha chiesto aiuto a Kiera Chaplin (nipote di Charlie Chaplin), un’altra sua amica. 

“Sapete, Paolo ha un black-box (scatola nera) nel suo computer con tutte le orge, con varie persone. È un ‘piccolo Epstein’.  Ma non è molto intelligente per arrivare ai ricatti. Non ha neanche finito il liceo e dice che mio marito è un veterinario quando invece è un chirurgo plastico da trent’anni, molto rinomato in Brasile. Tutti sanno che Paolo dice stronzate, è pazzo, nessuno lo prende sul serio. Come fa a essere in quella posizione senza neanche aver finito il liceo. Ha chiesto a Melania di essere ambasciatore degli Stati Uniti in un altro Paese, Italia, o Londra, o Parigi. È quello che ha chiesto durante il primo mandato (di Trump). E poi Melania gli ha promesso che l’avrebbe aiutato durante il secondo mandato. Ma ovvio che Trump non metterebbe mai un pazzo-coglione come ambasciatore degli Stati Uniti a Parigi o a Londra, non sarebbe possibile in alcun modo". 

“Quindi cosa gli ha dato? Un piccolo-cazzo di stupido titolo come ‘Inviato Speciale per le Partnership Globali’. Paolo continua a dire: ‘Ho fatto un affare da 20 miliardi in 20 minuti’. Gesù Santissimo, davvero?? Non riusciva neanche a vendere una casa quando faceva l’immobiliarista-idiota. Era il suo sogno essere un ambasciatore ed è quello che sta facendo ora: viaggiando per il mondo, ma si tratta di potere, soldi, la casa gratuita. Dei castelli. Avete visto le case che hanno questi ambasciatori a Londra e Parigi, lui mi mostrava le foto di tutte queste case, mi diceva: ‘Guarda la casa (dell’ambasciatore) in Italia, guarda, è un castello! Guarda la casa a Londra, guarda la casa a Parigi! Quale ti piace di più, baby?’”.

Sempre più statunitensi si stanno chiedendo come siano rappresentati da alcuni ambasciatori recentemente nominati: diplomatici come Kimberly Guilfoyle in Grecia, Charles Kushner (padre di Jared, il marito di Ivanka Trump) in Francia, Sergio Gor in India. 

“Paolo li conosce tutti questi e fa sempre delle foto. Sapete cosa fa Paolo: va a tutte le feste e chiede ‘Posso prendere una foto con te?’ E poi ti dice: ‘Ah, guarda, il mio migliore amico qui nella foto, abbiamo avuto un ottimo incontro!’, ma niente di tutto questo è vero. Quando lavoravo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la missione di Grenada, dopo ogni discorso di Presidenti o Primi ministri, lui mi diceva sempre: ‘Amanda, vieni, devi prendere una foto di me con il Presidente!’ E io dovevo sempre alzarmi dalla sedia, corrergli dietro e prendere una foto. E gli dicevo: ‘La prossima volta ti prendi un fotografo però!’. E dopo un po’ ho smesso, non mi alzavo più dalla sedia e gli dicevo di incaricare un’altra persona per fasi fare le foto. ‘Ma anche tu devi farti prendere una foto con loro!’, insisteva lui e gli rispondevo che non ne avevo bisogno, anche con Maduro voleva che prendessi una foto. Lui si faceva la foto con Maduro, anche video, e poi mi diceva che era il mio turno e io: ‘No, grazie!’. Anche con l’Iran. E insisteva dicendomi: ‘Tu devi seguire il protocollo, essere diplomatica’, e io gli rispondevo: ‘Ma sei pazzo?!’. È per questo che si fa prendere in foto con tutti. È così che lavora, non parla neanche con la persona, solo la foto, e poi la descrive come se fosse un grande amico della persona e abbia avuto un grande incontro, ed è tutto falso”. 

Ungaro, dopo quasi 45 minuti di fiume in piena, ha concluso con Giovanni, il figlio.

“Povero Giovanni, Paolo sta ora usando il mio proprio figlio per queste cose. Quello che Paolo ha fatto con me ora lo sta facendo con mio figlio. L’ha messo in quel podcast (Pulp Podcast) e gli ha chiesto di spiegare come è arrivato negli Stati Uniti dal Brasile, e poi il ragazzo (Fedez) gli ha chiesto: ‘Vuoi dire qualcosa a tuo padre, siamo qui che facciamo un’intervista’, e Giovanni che fa: ‘Mmmmm… – dieci secondi di silenzio – No, grazie’.” 

Matteo Fraschini Koffi