DAKAR, Senegal - Pubblico con piacere la lettera di Abdalla Amara per chi cerca di andare oltre l’apparenza e per le persone che vedono l’identità di ogni individuo come una nebulosa di sensazioni in costante evoluzione. Sempre più persone in Italia, che lo si voglia o no, si trovano a scegliere quotidianamente il miglior modo per affrontare le reazioni che rispecchiano una delle loro tante “particolarità”. Questa lettera, curata dalla poetessa Adele Desideri e ispirata dallo spettacolo teatrale della regista Renata Coluccini, è un piccolo-grande tassello in un mosaico complesso che sta dando all’Italia (come al resto del mondo) un volto nuovo. Il percorso è lungo e tortuoso e le ragioni per arrendersi: molteplici quanto le prospettive. In un mondo piccolo dove gli interessi di tutti si intersecano tra di loro è necessario capire come trasformare gli svantaggi potenziali in vantaggi lungimiranti. (M.F.K.)
Straniero due volte
(titolo tratto dall’omonimo spettacolo teatrale, testo e regia di Renata Coluccini)
Mi chiamo Abdalla, in arabo عبدﷲ: è un nome composto: si traduce in italiano “Schiavo di Dio”.
Un nome che mi lega alla religione di nascita, la religione dei miei genitori e dei miei nonni. Ciò nonostante, non sono religioso: non prego, bevo, fumo e sono fidanzato.
Quanto sopra non mi rende speciale: nella mia situazione si trovano, in Italia e in Europa, tantissime ragazze e tantissimi ragazzi arabi, spesso di seconda generazione, che vivono al centro di uno scontro tra due mondi. Mi prendo la responsabilità di rappresentare il punto di vista di queste ragazze e di questi ragazzi, di questa fetta di società.
È solo il mio punto di vista, certo, ma credo che molti tra loro siano d’accordo.
Per spiegare meglio cosa intendo quando scrivo “scontro tra due mondi” riporto di seguito due esempi tratti dalla mia esperienza diretta con un parente stretto, egiziano e musulmano, e con un conoscente altrettanto “stretto”, italiano e cattolico.
Recentemente, sono stato invitato a una cena natalizia: era la prima volta che mi succedeva.
Abbiamo affrontato numerosi argomenti: l’“argomento religione” è stato il più imbarazzante da trattare.
Di fronte a me avevo un uomo che credeva di conoscere la mia religione, islamica, e che pensava che io non conoscessi la sua, cattolica. Un uomo che probabilmente, a causa di vari “sentito dire”, credeva in una miriade di cose false o inesatte sull’Islam.
Come spesso accade, ho dovuto correggere, spiegare e valorizzare una religione in cui non credo nemmeno.
Pochi giorni addietro, invece, guardavo un film con un parente stretto, appunto musulmano: apparivano scene riguardanti parecchi riferimenti biblici, da ultimo quelli inerenti alla Pasqua.
Notavo che il mio parente stretto non capiva. Davo per scontato che sapesse cosa fosse la Pasqua. Non lo sapeva: di fronte a me avevo un uomo che vive in Italia dagli anni Novanta e che non si è mai posto il problema di capire in che cosa consiste questa festa.
Ho dovuto, come spesso accade, correggere, spiegare e valorizzare una religione in cui non credo nemmeno.
Costoro sono due uomini che penso di poter definire “colti”, ma che non hanno mai avuto il bisogno di conoscere l’altro, il diverso.
Il primo sa “per sentito dire” cose che non stanno scritte da nessuna parte, il secondo percepisce a spanne che cos’è il Natale.
In realtà, si ignorano a vicenda.
Io non posso permettermi di chiudermi in una bolla, lontano da chi non mi è simile, non posso permetterlo.
Lo scontro tra due mondi, per me, consiste proprio in questo: trovarmi al centro di una finta collisione tra due modi differenti di vivere ed essere deluso da entrambi.
Molti cattolici non rispettano il comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
In effetti, si professano cattolici ma non testimoniano proprio nulla di quello che dovrebbero testimoniare: si comportano, in fondo, esattamente come me.
Tuttavia, quando si parla di religione, o di identità italiana, subito si innalza il muro: proprio costoro diventano, d’un tratto, dei valorosi crociati, pronti a respingere il Saraceno dalle loro terre.
Dall’altro lato, quello musulmano, non sono molto migliori: chi è davvero colto sa che il giudizio spetta a Dio e a Dio soltanto, ma le persone colte sono rare.
Mi ritrovo quindi, in reiterate situazioni spiacevoli: gli sguardi giudicanti, per le vie di Milano, che tagliano come rasoi, le frasi dei parenti, anche indirette, che criticano i comportamenti considerati immorali dalla religione islamica…che poi, spesso, sono i miei stessi comportamenti.
Mi sento, quindi, sbagliato da entrambi i lati e vivo al centro, difendendo un po’ il Cattolicesimo nei confronti dell’Islam e un po’ l’Islam nei confronti del Cattolicesimo.
È comunque interessante osservare tutto come un distaccato spettatore. Distaccato spettatore di una collisione che è falsa: sia perché non sussiste realmente, sia perché i cattolici e i musulmani si ritengono erroneamente “diversi”: i valori della pace, della famiglia, della giustizia, della carità, del perdono e del rispetto della dignità umana sono i medesimi in entrambe le religioni.
Cresco, allora, assimilando il meglio da entrambe le tradizioni.
Non ho un rapporto con i luoghi di culto: ho frequentato moschee e chiese, le prime per motivi religiosi, le seconde per curiosità.
Partecipando come uditore al catechismo, ho discusso con le catechiste, le quali, fortunatamente, hanno sempre risposto alle mie domande. Hanno posto quesiti e hanno ascoltato le risposte.
Ero piccolo, mi divertiva e mi rasserenava scoprire che in fondo io non ero sbagliato o diverso, semplicemente avevo a che fare con adulti disinformati che si riempivano la bocca con tanti “sentito dire”.
Non sono credente, Dio lo ricordo quando sono in difficoltà e quando, colmo di rabbia, bestemmio.
Me ne dispiaccio: in vari e intensi, anche se brevi momenti della vita, mi sono sentito profondamente in contatto con Dio, mi sono sentito bene.
Essere figlio del grande scontro mi condanna a non appartenere ad alcuna religione: credo in un grande Creatore, semplicemente un architetto dell’universo. Un punto di inizio, Colui che non giudicherà nessuno.
Non sono mai stato iscritto all’ora di Religione a scuola, ma le nostre strade, quella delle docenti di Religione e la mia, si sono incrociate diverse volte. Alle elementari la maestra Adriana mi adorava e parlava sempre con me delle differenze, solo apparenti, tra il Cattolicesimo e l’Islam: ha perfino invitato mia madre a presentare l’Islam e a mostrare, ai miei compagni, come pregano i musulmani.
Alle medie, invece, ho litigato con la professoressa di Religione, una donna anziana, intrisa di convinzioni inamovibili e a tratti anche razziste.
Al liceo, fortunatamente, ho sempre avuto la stessa professoressa di Religione: non ho mai percepito dissintonie con lei, anzi, una serie di eventi personali mi ha indotto a frequentare come uditore l’ora di Religione in questo mio, spero, ultimo anno.
Avrei dovuto iscrivermi sin dalla classe prima: scegliere l’uscita da scuola, svagarmi per un’ora con i miei amici è stato sicuramente divertente.
L’ora di Religione, quest’anno, è però, oltre che “divertente”, davvero formativa.
Abdalla Amara (testo a cura di Adele Desideri)
Abdalla Amara, studente della classe V Liceo delle Scienze Umane, è nato a Treviglio il 9 marzo 2005. Ha vissuto i primi anni in Italia, poi in Egitto fino al 2011, prima di tornare definitivamente a Milano. Ama il cinema e la scrittura.