Camerun, attacco in chiesa Rapiti 5 preti e una suora

Camerun_crisi_anglofona.jpg

LOME', Togo - «Un atto odioso senza precedenti ». Le autorità ecclesiastiche camerunesi hanno definito così l’attacco contro una chiesa e il rapimento di 9 persone

nella parte anglofona del Camerun, vicino al confine con la Nigeria. Il conflitto civile nel sud-ovest del Paese sembra aggravarsi lontano dai riflettori della stampa o dall’aiuto della comunità internazionale. «Un gruppo armato ha incendiato la chiesa di Santa Maria a Nchang, cittadina della regione anglofona sudoccidentale – ha confermato domenica la Chiesa cattolica del Camerun –. Cinque sacerdoti, una suora e tre laici sono stati rapiti».

Secondo le ultime ricostruzioni, l’attacco è avvenuto venerdì sera quando almeno 30 uomini armati hanno fatto irruzione nella chiesa, sparando in maniera indiscriminata e sequestrando i religiosi. Secondo alcune voci, alcuni degli assalitori erano fedeli della stessa parrocchia di Santa Maria, una delle ragioni per cui le vittime sono state colte di sorpresa. «Sono i nostri fratelli e sorelle che hanno fatto questa cosa», ha commentato ieri A-loysious Fondong Abangalo, vescovo della diocesi di Mamfe di cui Nchang fa parte. «Alcuni di loro sono cristiani cattolici e hanno commesso un abominio bruciando la chiesa. Facendo così – ha continuato il vescovo –, stai dicendo a Dio che non lo vogliamo nella nostra terra e questa è una cosa terribile, tutti noi dobbiamo pregare per implorare la misericordia di Dio».

La Conferenza episcopale camerunese ha chiesto «l’immediata liberazione» delle persone rapite e ha contattato le autorità per provare a ritrovare i fedeli. Persino alcuni ribelli separatisti hanno preso le distanze dall’attacco e hanno inviato degli avvertimenti a tutti i gruppi armati dicendo che non c’è giustificazione quando si tratta di prendere di mira le istituzioni religiose, considerate fondamentali per la vita comunitaria dell’Ambazonia, nome dato dai residenti all’intera regione anglofona del Camerun. «Qualunque siano le differenze con alcuni dei dirigenti della Chiesa cattolica – ha riferito ieri in un comunicato Capo Daniel, vice capo delle Forze di difesa dell’Ambazonia (Fda) –, la Chiesa è sacrosanta e non può essere bruciata in questo modo poiché la nostra lotta è solo contro lo Stato del Camerun». Secondo fonti della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), per alcuni gruppi armati l’uccisione o il sequestro di religiosi sono diventati il «nuovo gioco della lotta e colpiscono missionari che hanno dato la vita per lavorare a servizio della popolazione ».

In questi anni, oltre alla Chiesa cattolica, sono state prese di mira anche le Chiese presbiteriane e battiste. «Stranamente alcuni di coloro che attaccano ferocemente le chiese sono persone che appartengono a queste confessioni – spiegano gli esperti – o, comunque, persone che hanno beneficiato della loro generosità ». Il reverendo padre Humphrey Tatah Mbui, direttore della comunicazione presso la Conferenza episcopale nazionale, ha commentato dicendo che è un peccato rapire il clero e i cristiani, la cui missione è predicare la pace e rendere il mondo un posto migliore in cui vivere. «I miliziani hanno portato via i sequestrati dicendo che la Chiesa non ha rispettato gli uomini armati – ha sottolineato Mbui –. Invece sappiamo tutti che la Chiesa cattolica in particolare è sempre stata neutrale e ha cercato di promuovere la giustizia e la pace in tutto il Paese».

In una lettera pubblicata domenica, la Chiesa cattolica camerunese ha condannato le ultime violenze e ha fatto appello ai propri fedeli affinché pregassero per il destino della loro regione. Dal 2017 sono nuovamente esplose le violenze nelle due regioni anglofone del Camerun, quella nordoccidentale e quella sudoccidentale. L’esercito regolare è intervenuto ma sta dimostrando di non sapere ripristinare la stabilità in un’area ricca di risorse naturali come petrolio, cobalto, diamanti e legname. Tanto i gruppi separatisti quanto l’esercito sono stati accusati di «massacri, detenzioni, sequestri, e torture» dalle organizzazioni dei diritti umani sul campo. Il presidente camerunese, Paul Biya, al potere dal 1982, ha più volte affermato di voler iniziare un dialogo con le forze separatiste, ma nessuna forma di negoziato si è mai realizzata.

 

SCHEDA: Sono già 3.300 le vittime della guerra civile

Da quando sono scoppiate le violenze nel 2017, sono «oltre 3.300 le vittime» degli scontri a fuoco tra l’esercito regolare camerunese e i vari gruppi armati separatisti. Gran parte delle due regioni anglofone sono inaccessibili alle organizzazioni umanitarie internazionali, alcune delle quali sono state costrette a sospendere il loro lavoro perché accusate di essere dalla parte dei ribelli. Secondo l’Onu, sono «almeno 750mila i profughi», alcuni si sono trasferiti in zone più sicure interne al Paese, altri si sono rifugiati negli Stati limitrofi. Il governo camerunese non sembra intenzionato a trovare una soluzione pacifica alle violenze, per questo la crisi anglofona continua ad aggravarsi.

DA SAPERE/Una crisi antica

La crisi tra Camerun francofono e anglofono è riaffiorata nel 2016, ma le sue radici sono profonde. Con la sconfitta della Germania, ex potenza coloniale del Paese, iniziarono a germogliare i semi della divisione territoriale fomentata inglesi e francesi. Nei decenni seguenti, la marginalizzazio ne della popolazione anglofona ha fatto crescere la rabbia.

 

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 20 settembre 2022 © RIPRODUZIONE RISERVATA

Tags: avvenire cronaca