L’impero di “Mama Ngina” al tramonto dopo 60 anni

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LOME', Togo - Essere moglie e madre di due presidenti del Kenya, nonostante le ovvie sfide, è un ruolo che paga. Ngina Kenyatta, meglio conosciuta come 'Mama Ngina',

ha sempre avuto una grande influenza politica ma, forse ancora di più, economica. Non sono pubbliche le cifre rispetto al suo patrimonio che, si sospetta, superi un miliardo di dollari. La mamma di Uhuru Kenyatta, attuale presidente uscente, sembra sia la donna di terza età più ricca del continente africano. A 89 anni, la 'madre della nazione' trascorre la sua pensione lontana dai riflettori. Resta invece relativamente attiva quando si tratta di gestire il suo impero economico le cui fondamenta sono state inizialmente poste durante gli anni Sessanta quando era First Lady, anche se quarta moglie del primo presidente del Kenya, Jomo Kenyatta.

Le controverse riforme imposte da Kenyatta dopo l’indipendenza puntavano a trovare un equilibrio tra le ricchezze degli ex colonizzatori inglesi e le ambizioni della nuova leadership locale. «Il primo presidente del Kenya ha preferito salvaguardare gli interessi della comunità di bianchi che era al potere prima di lui – affermano gli esperti –. Gran parte della sua prosperità derivava da questa politica». Già allora Ma- ma Ngina ha tentato di sfruttare il suo ruolo di First Lady con l’obiettivo di acquisire vari business per lei e la sua famiglia. Sebbene negli anni Settanta la vedova di Kenyatta si era macchiata di un apparente e lucroso traffico d’avorio verso la Cina, le attività commerciali erano varie. Prima di tutto c’erano gli investimenti nei vasti terreni del Paese attraverso cui sono state formate aziende, fattorie e piantagioni.

Dopo la morte di Kenyatta nel 1978, Ngina ha lavorato per mantenere numerose proprietà e comprarne altre. All’inizio degli anni Novanta ha accettato che alcuni dei suoi figli, Uhuru e Muhoho, diventassero persone chiave nella Brookside dairy limited, attualmente una delle più grandi società africane nel settore lattiero caseario. Nel 2009, la ormai defunta Abraaj Capital aveva pagato oltre 18 milioni di dollari per una partecipazione del 10 per cento nella Brookside dairy ltd. Nel 2014, è stata invece la Danone a pagare una somma mai rivelata per acquisirne il 40 per cento. «In qualità di matriarca, Mama Ngina è responsabile del vasto impero commerciale della famiglia Kenyatta », spiega il Business daily Africa (Bda), un giornale finanziario locale. «Mama Ngina presiede un’impresa associata a noti marchi commerciali e società blue chip. Ciò include – sottolinea il Bda – la Commercial bank of Africa (Cba), il più grande istituto di credito keniano non quotato».

Mama Ngina ha interessi anche nella Heritage hotels East Africa, una catena di hotel di lusso nota per offrire servizi di alto livello in varie aree turistiche del Paese, dai safari nel parco del Masai Mara, alle zone balneari della città costiera di Mombasa. Gli affari della famiglia Kenyatta si estendono anche a maggiori organi di stampa. Sono stretti i legami con la Media max company che possiede K24 TV, Kameme radio e il quotidiano The people. Una parte dei fondi di Mama Ngina è stata investigata quando è scoppiato lo scandalo dei Panama papers che ha svelato i proventi di controverse fondazioni non profit e diverse proprietà tra Londra e Nairobi. Il 9 agosto, il Kenya è andato alle urne per eleggere il prossimo presidente. La voce di Mama Ngina ha tuonato a favore del veterano oppositore, Raila Odinga, non a caso diventato di recente un alleato del presidente uscente.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 7 settembre 2022 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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