Putin offre i porti per il grano ucraino

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DAKAR, Senegal - Qualcosa, finalmente, potrebbe muoversi sul fronte del grano ucraino. Ieri sera il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato

che la Russia si impegna a «garantire la sicurezza » dell’export dai porti ucraini e ha aggiunto che Kiev può esportare «dai porti che controlla, per esempio Odessa», ma anche «via Romania e Polonia» o Bielorussia «se vengono revocate le sanzioni» contro Minsk. Il presidente russo si è detto pronto anche a offrire per il trasporto i porti di Mariupol e Berdyansk per i quali la Russia avrebbe quasi completato il lavoro di sminamento. Su Twitter il ministero degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha scritto che «l’Ucraina è pronta a creare le condizioni necessarie perchè riprendano le esportazioni dal porto di Odessa. Il punto è come garantire che la Russia non approfitti della rotta commerciale per attaccare la città di Odessa. Ad oggi nessuna garanzia dalla Russia.

Cerchiamo soluzioni insieme all’Onu e ai nostri partner». Putin ha parlato dopo avere incontrato il presidente senegalese di turno dell’Unione Africana, Macky Sall. «Anche l’Africa è vittima della crisi ucraina» ha ricordato Sall, che ha incontrato Putin nella città russa di Sochi per parlargli della carestia che gran parte del continente africano sta attraversando. Oltre il 40% del grano consumato in Africa proveniva dalla Russia o dall’Ucraina prima del conflitto tra Mosca e Kiev. «Anche se lontani dal conflitto, molti Stati africani subiscono le gravi conseguenze economiche provocate dalla crisi ucraina – ha spiegato Sall –. Molti Stati africani hanno comunque evitato di condannare presso le Nazioni unite l’operazione russa in Ucraina». È stato Putin ad invitare Sall e il ciadiano Moussa Faki, presidente della Commissione dell’Unione africana. Entrambi hanno accettato perché vogliono innanzitutto riuscire a liberare dai magazzini nel porto ucraino di Odessa i milioni di tonnellate di cereali e fertilizzanti da cui dipendono molti Stati africani. Nell’incontro con Sall, Putin ha espresso il desiderio di Mosca di sviluppare ulteriormente i legami con l’Africa e ha di nuovo accusato l’Occidente di essere «il maggiore responsabile dell’insicurezza alimentare in Africa». Accuse respinte dal portavoce del ministro degli Esteri tedesco: «Il fatto che ci sia la carestia in alcune parti del mondo, con esportazioni di grano bloccate è la conseguenza dell’aggressione bellica della Russia e non delle sanzioni dell’Occidente».

Secondo Vasyl Bodnar, ambasciatore ucraino in Turchia, è inoltre in atto un traffico di grano dell’Ucraina da parte dei russi. «Centinaia di migliaia di tonnellate di grano illegale passano attraverso le acque territoriali turche – ha denunciato ieri Bodnar –. L’Interpol ha aperto un’indagine sui fatti». Gli Stati africani non hanno comunque dimostrato una vera unione nell’affrontare la crisi ucraina, alcuni preferiscono agire da soli. L’Egitto, il principale importatore, questa settimana ha firmato un accordo per comprarne oltre 465mila tonnellate da Russia, Bulgaria e Romania. «Sono stati pagati 480 dollari per ogni tonnellata – stimano gli analisti –. Il 41% per cento in più dei prezzi pre-invasione». Le autorità egiziane hanno anche accettato un’altra consegna di grano proveniente dall’India che la Turchia aveva rifiutato adducendo ragioni sanitarie. L’Egitto avrebbe poi l’intenzione di rivendere gran parte di queste tonnellate ad altri Paesi africani, in particolare la Somalia.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 4 giugno 2022 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance