Il Papa nello Stato più giovane del mondo e uno grande come mezza Europa

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LOME', Togo - Con l’avvicinarsi del viaggio di papa Francesco di inizio luglio in Africa, le autorità politiche e religiose locali si stanno organizzando per dare il meglio della loro accoglienza.

Per portare il suo messaggio di pace e dialogo, il Pontefice ha scelto la Repubblica democratica del Congo (Rdc) e il Sud Sudan. Si tratta di un viaggio rischioso ma pianificato da diverso tempo. «Il Papa inizierà dalla capitale congolese, Kinshasa, per spostarsi poi verso Goma, capoluogo della regione nordorientale del Nord Kivu – è stato annunciato, come riferiamo in questa stessa pagina, dalla Sala stampa vaticana –. Continuerà poi verso Giuba, capitale del Sud Sudan».

Nella Rdc la Chiesa continua ad avere un ruolo importante in vari settori della società. Dopo oltre due anni di incertezza politica, Felix Tshisekedi, figlio dello storico oppositore, Étienne Tshisekedi, è stato eletto nel 2019 presidente di uno Stato grande quanto l’Europa occidentale. Da quando è finita l’era di Joseph Kabila, il Paese si sta sforzando per ridurre le violenze che continuano da oltre 20 anni. «Sono oltre 5,6 milioni gli sfollati bisognosi di aiuti umanitari – afferma la Missione delle Nazioni unite (Monusco) operativa in loco dal 1999 –. La maggior parte di essi si trova nelle regioni di Nord e Sud Kivu, Ituri e Tanganyka». La Chiesa congolese è stata fondamentale per spingere la leadership politica verso un assetto più democratico quando ha usato la sua influenza su Joseph Kabila affinché organizzasse le elezioni e cedesse il potere. Nel nord-est del territorio, come in altre regioni, la Chiesa è inoltre nota per il contributo nei settori dell’istruzione e della salute. Decine di sacerdoti, locali e stranieri, sono rimasti però vittime di violenze o sequestri di persona. Con le prossime elezioni presidenziali del 2023, la situazione politica rimane molto fragile. Dopo diverse settimane di discussioni, la Chiesa ha espresso la sua disapprovazione per la nuova Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni) considerata troppo vicina al potere attuale.

Una situazione ancora più grave attanaglia invece il Sud Sudan dal 2013, anno in cui è iniziata una nuova guerra civile dopo decenni di violenze interne al Paese e scontri con il limitrofo Sudan per conquistare l’indipendenza nel 2011. All’apice della crisi nel 2019, il presidente Salva Kiir e il suo vice ed ex ribelle Riek Machar, erano stati ricevuti in Vaticano. Papa Francesco si era inchinato baciandogli i piedi e pregandoli di fermare le violenze. Lo Stato più giovane del mondo continua però a essere teatro di combattimenti. E se nella Rdc le risorse principali sono i minerali preziosi, in Sud Sudan si lotta per il petrolio. Anche qui la Chiesa aiuta in vari settori la popolazione civile, inclusi gli oltre 800mila sfollati che faticano a ritornare nelle proprie aree di origine.

«Alla luce di quanto mi è successo ritengo importante che la diocesi di Rumbek dia nuova vita al centro di cura del trauma promosso in passato dal nostro vescovo monsignor Cesare Mazzolari – aveva affermato Christian Carlassare, nuovo vescovo di Rumbek, ferito alle gambe a causa di un agguato armato avvenuto lo scorso aprile –. Riaprirà anche il centro di ascolto diocesano, per proporre percorsi di riconciliazione, giustizia e pace ». L’ultimo viaggio del Papa in Africa subsahariana era stato nel novembre del 2015 quando aveva aperto la Porta Santa a Bangui, capitale del Centrafrica, anticipando l’inizio al Giubileo della misericordia.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 4 marzo 2022 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance