Guinea, il golpe e il caos L’Onu minaccia sanzioni

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DAKAR, Senegal - La povertà endemica e la corruzione dilagante. Sarebbero queste le “ragioni” che – a parole – hanno spinto un gruppo di soldati delle forze speciali guineane a spodestare Alpha Conde

, ormai ex presidente della Guinea da domenica mattina. Da quel momento si sono moltiplicate le condanne contro questo colpo di Stato espresse dalla comunità internazionale. La popolazione locale, invece, continua a festeggiare. «Il dovere di un soldato è quello di salvare il proprio Paese – ha dichiarato domenica pomeriggio il colonnello Mamady Doumbouya, leader del golpe –. Non ci fidiamo più di dare il potere nelle mani di un uomo solo, lo daremo al popolo». I primi spari si sono sentiti nella mattinata di domenica. Le strade della capitale guineana, Conakry, si sono svuotate mentre il ponte che collega la città al quartiere dove si trova il palazzo presidenziale è stato bloccato. Per alcune ore non si è saputo se il presidente fosse vivo o morto, fino a quando sono affiorate le prime immagini di Alpha Conde seduto su una poltrona. Vestito con jeans e camicia, aveva un’espressione af- faticata ed era attorniato da alcuni militari sorridenti.

In 10 anni di governo sono stati numerosi gli scandali di corruzione che coinvolgevano lui e alcuni membri della sua famiglia. Dopo aver vinto le ultime controverse elezioni presidenziali, Conde sembrava avere i giorni contati. Il gruppo di golpisti non ha perso tempo a darsi uno dei soliti nomi che ispirano speranza per un futuro migliore: il Comitato nazionale per il raduno e lo sviluppo (Cnrd). «Confermo l’abolizione della Costituzione, lo scioglimento del governo e dell’aassmblea nazionale, e la chiusura delle frontiere – ha continuato Doumbouya parlando alla televisione nazionale –. I funzionari governativi arrestati saranno rimpiazzati in varie parti del Paese da comandanti militari». Già verso domenica sera le strade di Conakry si sono riempite con manifestazioni di giubilo che sono durate fino a ieri. «Siamo qui per dimostrare la nostra gioia dopo aver sofferto per molto tempo», ha detto un residente di Conakry».

Sono invece state molteplici le condanne da parte della comunità internazionale. «Ci opponiamo con fermezza alla recente presa di

potere in Guinea – ha riferito domenica sera una nota delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana –. Se Alpha Conde non sarà presto rilasciato provvederemo a sanzionare i responsabili di questo golpe». Anche la Cina, uno dei più grandi investitori nel Paese, ha espresso le sua «completa contrarietà al colpo di Stato» con la speranza che Conde venga presto liberato. «Grande preoccupazione per quanto sta avvenendo in Guinea – ha affermato la vice ministra degli Esteri, Marina Sereni –. Condanniamo il tentativo di cancellare la Costituzione con la violenza».

Dopo oltre 15 anni di esperienza militare, addestrato in Israele, Francia, Cipro, e con missioni in Costa d’Avorio, Centrafrica e Afghanistan, il colonnello Doumbouya ha un fisico imponente che ha coperto con la bandiera della Guinea durante il suo discorso. Alla fine di un periodo nella legione straniera francese, è stato richiamato da Conde per comandare le forze speciali contro eventuali atti di terrorismo nel Paese. Negli ultimi mesi, però, si vociferava di un possibile mandato d’arresto contro Doumbouya dopo che Conde inziava a sospettare l’organizzazione di un golpe. «Molti soldati guineani erano insoddisfatti dei loro salari – affermano gli esperti –, inoltre potevano contare sull’appoggio della popolazione delusa dal governo ». Le prossime ore saranno cruciali per la Guinea che, secondo alcuni analisti, potrebbe essere teatro di un “contro- colpo di Stato” lanciato dagli alleati dell’ex presidente.

Da leader a despota

Dopo aver passato circa 5 anni in prigione, Alpha Conde ha vinto le elezioni del 2010 presentandosi come “liberatore” dopo la dittatura dell’ex leader guineano, Lansana Conte. In 10 anni di governo si è però trasformato in un despota tradendo le aspettative dei sostenitori che speravano nella lotta contro la corruzione. Cambiando la Costituzione per ottenere un terzo mandato, Conde ha scatenato le proteste di molti.

Un Paese ricco di risorse minerarie ridotto alla povertà:

70% è il tasso di analfabetismo della popolazione adulta. L’aspettativa di vita non arriva a sessant’anni

5,8milioni, sono i guineani che, nonostante le ingenti risorse minerarie del Paese, vivono sotto la soglia di povertà

40miliardi, sono le tonnellate di riserve di bauxite che fanno gola a diversi Paesi stranieri, a partire dalla Cina

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 7 settembre 2021 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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