«Li perdono, pregate per Rumbek» Gambizzato il vescovo in Sud Sudan

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DAKAR, Senegal - Picchiato e gambizzato. Padre Christian Carlassare, vicentino di 43 anni, vescovo eletto comboniano di Rumbek, in Sud Sudan, è stato vittima, ieri, di un attacco feroce. Non volevano ucciderlo: hanno colpito alle gambe.

Ma hanno colpito pesante. Un messaggio intimidatorio in piena regola. Arrivato a poche settimane dalla sua ordinazione, il 23 maggio, giorno di Pentecoste. Un avvertimento preoccupante in un Paese che non riesce a ritrovare pace.

«Trenta minuti dopo mezzanotte abbiamo sentito degli spari – ha raccontato Rebecca Tosi, volontaria dell’organizzazione umanitaria Cuamm –. Siamo volati giù dal letto e abbiamo capito che erano indirizzati a padre Christian». Secondo le prime ricostruzioni, un gruppo di uomini armati ha fat- to irruzione nella camera del religioso sparando alla porta. Dopo averlo picchiato, diversi proiettili di fucile gli hanno perforato i polpacci. Gli spari gli hanno causato una fuoriuscita di sangue. Non ci sono fratture, ma la muscolatura ha subito lesioni. Gli assalitori hanno sparato alle gambe anche di un altro religioso locale, senza riuscire a colpirlo, e poi hanno aggredito una suora. Il tutto è durato qualche minuto. «Abbiamo subito portato padre Christian all’ospedale di Rumbek, quindi siamo riusciti a farlo volare verso la capitale sudsu- danese, Juba – ha spiegato uno dei sacerdoti comboniani in loco –. A breve arriverà a Nairobi, per altre cure».

Le autorità sudsudanesi hanno lanciato una caccia all’uomo. «Condanno nella maniera più assoluta questo attentato alla vita del religioso – ha riferito William Kocji Kerjok, ministro della Comunicazione in Sud Sudan –. Per ora abbiamo arrestato 24 sospetti». Appena si è sentito meglio, padre Christian ha telefonato alla famiglia e alla casa italiana dei Comboniani. «Pregate non tanto per me ma per la gente di Rumbek – ha detto il vescovo eletto –. La popolazione locale soffre più di me». «Perdono chi mi ha sparato – ha concluso padre Christian –, dal profondo del cuore». «Christian ha perdonato i suoi aggressori ma da madre e soprattutto da italiana mi chiedo: chi ha fornito loro le armi?», ha sottolineato la madre del religioso.

Il Sud Sudan ha conquistato l’indipendenza dal Sudan nel 2011 dopo un conflitto iniziato negli Cinquanta. Nel 2013 sono scoppiate nuovamente le violenze tra le popolazioni delle due principali etnie: dinka e nuer. Tra il presidente Salva Kiir, un dinka, e il suo vice Riek Machar, un nuer, c’è ancora un’intensa rivalità. La pace è stata firmata a febbraio dell’anno scorso ma le tensioni rimangono alte. Rumbek, la prima capitale del Sud Sudan, abitata in maggioranza dai dinka, è stata una delle località più devastate dai conflitti civili sudsudanesi.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 27 aprile 2021 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance