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Somalia, il Parlamento caccia il premier che voleva il voto

DAKAR, Senegal - Pochi si aspettavano la sorprendente e rapida rimozione del primo ministro somalo, Hassan Ali Khayre, desideroso di organizzare le elezioni per febbraio 2021. Il Parlamento l’ha sfiduciato con 170 deputati a favore delle sue dimissioni e otto contrari. «Il governo di Khayre ha fallito nel rispettare le promesse fatte al Paese – ha dichiarato Mohamed Abdurahman, presidente del Parlamento, dopo aver introdotto il voto –. Tra di esse c’era il suffragio universale e la formazione di una forza di sicurezza nazionale in grado di ri- pristinare la stabilità in Somalia ». Alcuni membri del governo hanno giudicato tale voto, avvenuto nel fine settimana, come un’ingiustizia e una cospirazione politica. Altri parlamentari hanno definito «illegale » la mossa. Anche Nazioni Unite, Unione Africana, Unione Europea e Stati Uniti hanno espresso «forti preoccupazioni» riguardo agli ultimi sviluppi politici in Somalia. Erano mesi che la comunità

internazionale faceva pressione affinché fosse stabilita una data per le prossime elezioni presidenziali. A causa di una lotta per il potere interna alla leadership politica somala, tale processo veniva continuamente rimandato. Il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed “Formaggio”, è infatti accusato da gran parte della popolazione di sfruttare ogni questione istituzionale per prolungare il suo mandato oltre i quattro anni previsti dalla legge. «Si tratta del solito pasticcio alla somala influenzato anche da potenze straniere come Stati Uniti, Qatar e Cina – hanno commentato ieri ad Avvenire fonti a Mogadiscio che preferiscono mantenere l’anonimato –. Il presidente si è semplicemente mosso per eliminare dalla scena molto in fretta il primo ministro che ha dimostrato ambizioni presidenziali».

Pochi credono che le prossime elezioni saranno caratterizzate dalla formula «un cittadinoun voto». Con grandi probabi-lità, come accaduto in passato, saranno gli anziani delle varie regioni a votare per il nuovo leader, il quale dovrà gestire un Paese al 30esimo anno di guerra civile e minacciato dalla continua offensiva jihadista.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 29 luglio 2020 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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MFK Matteo Fraschini Koffi

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