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RAZZISMO, NON SONO LE STATUE A PESARE NELLE NOSTRE TESTE

DAKAR, Senegal - Nella notte del 13 luglio è stata decapitata in Sudafrica una statua di Cecil Rhodes, famoso esponente del suprematismo bianco. Non è la prima volta che il monumento di un personaggio storico noto per la sua ideologia razzista viene attaccato in Sudafrica. Anche in Italia si sta discutendo della possibilità di rimuovere le statue che ricordano la cupa stagione del colonialismo italiano in Africa. Da circa vent’anni, spesso su questo giornale, mi esprimo pubblicamente contro il razzismo. Eppure, devo ammetterlo, il dibattito sui monumenti non riesce proprio ad accendere il mio interesse. Forse perché mi viene innanzitutto spontaneo notare l’aspetto artistico di una statua, piuttosto che la celebrazione del personaggio raffigurato. La curiosità mi spinge poi a leggerne la storia, positiva e negativa che sia. Se anche il soggetto ricordasse il periodo della schiavitù o del colonialismo, l’ultima cosa che vorrei sarebbe il suo abbattimento. Anzi, proverei dispiacere se la statua non fosse ben conservata. Perché la storia, sotto qualsiasi forma e prospettiva, deve essere preservata e, sempre, approfondita.

Sono un nero cresciuto nella 'terra dei bianchi', ma da quindici anni residente nella 'terra dei neri'. Il Togo, quel piccolo Paese dell’Africa occidentale in cui sono nato, è stato invaso, colonizzato e messo sotto 'protettorato' da danesi, norvegesi, portoghesi, inglesi, tedeschi e francesi. La regione era chiamata «la costa degli schiavi». Milioni di africani sono stati infatti oggetto di turpe traffico attraverso il Togo per centinaia di anni. Nel 1960, come nel caso di molti altri Paesi del continente, il popolo togolese ottenne l’indipendenza. Un appassionante processo che, per certi aspetti, è in corso ancora oggi. Ho trascorso inoltre un anno di liceo in Ohio (Stati Uniti), dove recentemente è stata rimossa la statua di Cristoforo Colombo. Ricordo di come io e un altro studente francese, entrambi neri, fossimo stati gli unici della

classe a non essere stati invitati al compleanno di un nostro compagno. Non credo che la rimozione della statua di Colombo potrà contribuire a cancellare il razzismo dalla testa di molti americani.

Avrei, come si nota, numerose ragioni per non voler vedere rappresentati pubblicamente protagonisti ed eventi di alcuni dei più orribili percorsi storici intrapresi dall’essere umano. Ma demolire o vandalizzare un’opera d’arte, tracce del nostro passaggio terreno, significa cancellare capitoli importanti della Storia. Pagine che non dovrebbero solo trovarsi in un libro letto da una minoranza di persone, ma che meritano di essere osservate da tutti.

A Dakar, capitale del Senegal, dove mi sono trasferito con la famiglia da sei mesi, si cominceranno a rimuovere le targhe viarie di metallo che portano i nomi di colonialisti defunti. L’obiettivo è sostituire personaggi 'scomodi' con personalità meno controverse del Continente nero. Vedremo quali. Ovviamente, anche i leader africani più venerati avevano i loro difetti ed esibirono a volte condotte intolleranti con cui non posso che essere in disaccordo. L’essere umano è complicato. In più, ognuno, davanti a una stessa figura, può vedere cose diverse, basandosi sulla sua storia ed esperienza. La prospettiva fa molto. Ma le statue devono rimanere. La loro rimozione non aiuterebbe di certo a cancellare certe realtà. Come saranno città come Bruxelles senza il monumento di Re Leopoldo II, o Washington D.C. senza quello del generale Andrew Jackson o ancora Bristol senza il deputato schiavista Edward Colton? Respireranno meglio? Perché verranno letteralmente tolte tonnellate di peso che quei personaggi hanno avuto nella loro Storia e in quella di molte altre persone. Per questo trovo la polemica dell’abbattimento dei monumenti non solo poco interessante, ma addirittura nociva. Non permettiamo che questo dibattito ci distragga dall’approfondire il nostro passato per costruire un futuro migliore.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENRIE - 24 luglio 2020 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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