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IN TOGO «Salvati dalle restrizioni nonostante i pochi mezzi»

Written by Matteo Fraschini Koffi on .

DAKAR, Senegal - In Togo, dove i contagiati di Covid-19 sono 381 e i morti 12, la situazione pare sotto controllo. Grazie a numerose iniziative mirate soprattutto alla prevenzione e a un coordinamento costante con i funzionari dell’Oms, i medici e infermieri togolesi stanno superando gli ostacoli della pandemia in un Paese dove i sistemi sanitari sono considerati assai fragili. Tra gli attori che lottano ogni giorno contro il coronavirus c’è Mawko Klevo, medico locale presso l’ospedale distrettuale di Tabligbo.

Come può spiegare l’evoluzione della pandemia in Togo ?

Devo ammettere che all’inizio tale pandemia ci ha sorpreso tutti. Poco dopo, però, le autorità hanno adottato delle misure per evitare la crisi riscontrata in Occidente. Qui ci siamo concentrati sulla chiusura quasi istantanea delle frontiere aeree e terrestri, oltre ad aver imposto restrizioni come l’isolamento e il coprifuoco. Appena si registravano dei contagi in una regione, la popolazione veniva subito isolata. Il governo togolese, nonostante i pochi mezzi a disposizione, ha fatto l’essenziale per gestire la crisi in tutto il territorio. C’è stata un’intensa sensibilizzazione e una chiara comunicazione per offrire informazioni generali o cure specifiche.

In quale contesto sta lavorando nell’ospedale di Tabligbo?

Siamo riusciti a evitare la crisi grazie alla prevenzione. Abbiamo cercato di testare il maggior numero di persone possibile e i casi sospetti o gravi li abbiamo riferiti alle strutture centrali nella capitale, Lomé. Siamo stati attenti anche a chi proveniva da altri Paesi come il vicino Benin o Ghana. Pochi giorni fa abbiamo infatti registrato un caso positivo di un viaggiatore che è stato subito isolato. L’ospedale in cui lavoro è molto modesto, per questo ci siamo accordati con le strutture sanitarie più fornite affinché possano venire a recuperare i più gravi.

Nonostante la nota fragilità dei sistemi sanitari locali, come vi siete coordinati con i vari operatori sparsi per il Paese?

Rispetto ai casi importati, per esempio, non abbiamo un numero sufficiente di strutture per isolarli. Per questo il governo ha preso contatto con diversi alberghi in grado di ospitarli. Noi ci impegnamo poi a seguirli per i 14 giorni di isolamento. Nell’ospedale di Tabligbo non ci sono inoltre apparecchi come i ventilatori per accogliere i casi più gravi, per questo motivo i pazienti vengono trasportati verso la capitale.

Rispetto all’inizio, l’Oms ha giudicato in modo positivo il modo di gestire il Covid-19 in Africa, cosa ne pensa?

Noi africani abbiamo avuto molta paura all’inizio. Fino a poco fa si parlava di «catastrofe» o «ecatombe». Ma ci sono molti fattori che ci avvantaggiano come il caldo e la giovane età della popolazione. Motivi per cui anche tra i casi positivi, sono comunque pochi i decessi. Inoltre, abbiamo subito attuato varie misure restrittive a cui, contrariamente all’Europa, siamo più abituati. L’Africa, per il momento, sembra vincere questa pandemia.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 26 maggio 2020 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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