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Africa. Sequestro di padre Maccalli, sui media inesattezze e confusione

DAKAR, Senegal - I sequestri di persona sono storie brutte e complicate in qualsiasi parte del mondo. Che siano legati a dinamiche jihadiste, politiche o commerciali. In seguito alla notizia anticipata da Avvenire di un filmato dal Mali sul sequestro di padre Pier Luigi Maccalli e del turista, Nicola Chiacchio,

la Farnesina ha chiesto “a tutti gli organi di stampa (e istituzionali) di rispettare il massimo riserbo nell’interesse dei sequestrati”. Legittimo. Ma è altrettanto importante segnalare alcune gravi inesattezze che stanno circolando nei media italiani, anche in quelli più importanti, per evitare ulteriore confusione.

 


È stato scritto che Luca Tacchetto, il padovano liberato il mese scorso dopo 15 mesi di prigionia tra Burkina Faso e Mali, avrebbe detto ai carabinieri del Ros di aver passato l’ultimo periodo insieme a Maccalli e Chiacchio. Tacchetto sarebbe scappato insieme alla sua amica Edith Blais. Il missionario e il turista avrebbero invece preferito rimanere. Nonostante i dubbi che possano derivare da questa supposizione, alcune fonti hanno confermato la dichiarazione di Tacchetto. Altre sono assai perplesse. Successivamente, però, si dà per certo che l’ex ostaggio veneto sapesse di essere in mano ai jihadisti del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Gsim). Tale versione varrebbe quindi anche per Maccalli e Chiacchio. Un fatto che, fino a prova contraria, non è stato confermato da nessuno. Nemmeno dal Gsim.

Quest’ultimo è un accorpamento complesso di diverse organizzazioni islamiste, tra cui al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi), Ansar Dine, Macina liberation front e al Mourabitoun. E nel luglio del 2017 aveva pubblicato un video, di una qualità e lunghezza assai superiore a quella del filmato dei nostri connazionali, in cui apparivano sei ostaggi.

Queste non sono “speculazioni”, ma fatti.

È stato scritto che Tacchetto e Blais erano stati fermati dai jihadisti “il 16 dicembre 2018 vicino al confine tra Mali e Niger”. O poco prima del “Parco W” in Burkina Faso. Gli elementi temporali e geografici sono essenziali per ricostruire le tappe di un sequestro. Secondo le nostre fonti, infatti, Tacchetto sarebbe stato rapito il 17 dicembre. Robert Guilloteau, il francese da cui la coppia fu ospite sabato 15 dicembre a Bobo Dioulasso, nell’ovest del Burkina Faso, aveva confermato ad Avvenire che i due giovani erano partiti da casa sua non prima delle 10h30 di mattina. Sarebbe stato quindi impossibile per Tacchetto e Blais raggiungere in auto il giorno stesso il Parco W, situato all’estremo est del territorio, al confine con Niger e Benin. Non con il Togo, come spesso citato, né tantomeno con il Mali, situato a nord del Burkina, nella direzione opposta a dove stavano viaggiando i due turisti. Il padovano e la canadese sarebbero invece stati sequestrati sulla “N18”, una strada nazionale, tra le località di Fada Ngourma e Pama, dove è presente un’altra riserva naturale.

È stato scritto che quella, nell’est del Burkina Faso, è una zona dove “il Gsim avrebbe l’abitudine di sequestrare i cittadini stranieri”. Anche questa è una grave inaccuratezza. Non c’è infatti alcuna prova che il Gsim, formatosi il 2 marzo del 2017, abbia ancora attivamente sequestrato cittadini stranieri. Li ha piuttosto scambiati o comprati da altre fazioni jihadiste.

È stato scritto che nelle mani del Gsim ci sarebbero ancora “due donne svizzere”. L’ipotetica seconda donna svizzera non sembra esistere, al contrario invece di Beatrice Stockly, una missionaria rapita per la seconda volta nel 2016. Forse la confusione è nata dal fatto che ci sarebbe una seconda donna anche lei religiosa, ma colombiana: la suora Gloria Cecilia Narvaez Argoti, rapita nel 2017, che a volte non viene ricordata dai media.

Infine, ritornando a Maccalli, è stato scritto che il suo rapimento è avvenuto “la sera del 18 settembre 2018”. Inoltre, il giorno prima di lui, sarebbe stato rapito nello stesso posto anche Chiacchio. Errato. “Gli uomini armati hanno fatto irruzione nella missione di Bomoanga, in Niger, lunedì 17 settembre – ha riconfermato oggi ad Avvenire un testimone del sequestro –. Sono venuti dopo le 21h30 e hanno preso solamente padre Gigi”.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 8 aprile 2020 © Riproduzione riservata

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