Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance

avvenire, cronaca

I giudici salvano il dittatore Bashir

SUDAN - Appena due anni, invece dei dieci previsti, da passare in un centro di recupero per anziani. È questa la sentenza pronunciata ieri da un tribunale speciale a Khartum, capitale del Sudan, contro l’ex presidente, Omar el-Bashir deposto con un golpe ad aprile seguito alle proteste di piazza durate mesi. Le accuse di corruzione riguardano il riciclaggio di denaro e la detenzione illegale di moneta estera.

«L’imputato dovrà scontare una pena di due anni di reclusione in un centro di riforma sociale – ha detto ieri il giudice mentre leggeva il verdetto –. Ordino inoltre la confisca dei milioni di euro in contanti trovati nella sua abitazione ». A quel punto le guardie di sicurezza hanno dovuto allontanare un gruppo di sostenitori dell’ex leader che avevano iniziato a urlare. Bashir, 75 anni, trascorrerà quindi la detenzione in una struttura dove le autorità sudanesi tengono i condannati che superano i 70 anni. Durante l’arresto, i militari avevano trovato nell’abitazione di Bashir circa 7 milioni di euro e 350mila dollari, è stato appurato durante il processo. L’imputato – è emerso – ha, inoltre, ricevuto nel corso degli anni almeno 90 milioni di euro dall’Arabia Saudita. Di questi, circa 25 milioni consegnati di recente da emissari del principe ereditario, Mohammed bin Salman.

Questa prima sentenza potrebbe essere solo l’inizio per el-Bashir. Gran parte della popolazione, infatti, ha promesso di continuare a far pressione affinché vengano avviati altri procedimenti legali. «L’ex presidente dovrà rispondere anche di altri crimini – affermavano ieri le organizzazioni per i diritti umani sudanesi

–. Vogliamo giustizia per tutte le sofferenze che ha causato durante i suoi quasi 30 anni di dittatura». La giustizia sudanese potrebbe chiedere conto (ma l’esito del primo processo – da tanti definito «farsa » –avanza seri dubbi sul futuro) dei crimini commessi durante il golpe che portò al potere Bashir nel 1989 e delle accuse di genocidio legate alla repressione nel Darfur, per cui era stato emesso dalla Corte penale internazionale un mandato d’arresto, mai rispettato.

Infine, l’ex dittatore dovrà rispondere delle uccisioni e torture contro la popolazione civile avvenuti durante le manifestazioni di piazza scoppiate un anno fa e che hanno costretto l’esercito a intervenire con un colpo di Stato dopo alcuni mesi di instabilità. «Si tratta solo di un “processo politico” – hanno affermato, ieri, i legali dell’ex dittatore alla lettura del verdetto –. Ovviamente faremo appello».

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 15 dicembre 2019 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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MFK Matteo Fraschini Koffi

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