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RDCongo, continua la lotta contro l'ebola

Il secondo vaccino e’ arrivato nella Repubblica democratica del congo venerdi scorso. La campagna di vaccinazione iniziera’ a meta’ novembre e comrpendera’ tre regioni del Paese, Nord e Sud Kivu, e Ituri. Da quando e’ scoppiata l’epidemia ad agosto del 2018, secondo i dati piu’ recenti, sono 2,183 i morti e 1,050 i sopravvissuti. E’ la seconda epidemia di ebola piu’ grave per il continente africano, quella tra il 2014 e 2016 aveva ucciso oltre 11mila persone in Africa occidentale, soprattutto in Guinea, Sierra Leone e Liberia. Resta comunque relativamente alto il livello di sfiducia che hanno le comunita’ locali verso gli operatori umanitari. Un attivista e’ stato persino ucciso Ne parliamo con il nostro collaboratore, Matteo Fraschini Koffi

 

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RSI1: Che tipo di campagna è stata lanciata ora in Congo con la distribuzione di questo secondo nuovo vaccino, e quali sono gli ostacoli che gli operatori umanitari devono sormontare mentre sono in lotta contro il virus ebola?

MFK1: Dopo una certa resistenza, le autorita’ congolesi hanno finalmente permesso l’arrivo di un secondo vaccino. Per il momento saranno disponibili 50mila dosi, il numero aumentera’ nelle prossime settimane. Purtroppo il virus si e’ esteso nel’nord-est del Paese, una regione occupata in gran parte da vari gruppi armati. Inoltre ci sono ancora molte comunita’ scettiche delle cure degli operatori umanitari sul campo. Una recente problematica riguarda invece la falsa credenza secondo cui una volta guariti dall’ebola, sia impossibile essere nuovamente contagiati. Ecco perche’ l’organizzazione mondiale della sanita’ sta imponendo nuove regole rispetto alle cure dei pazienti. Nonostante un relativo rallentamento rispetto ai contagi, l’ebola rappresenta ancora una forte minaccia, non solo per la Repubblica democratica del Congo, ma anche per i Paesi limitrofi.

RSI2: Nella notte tra venerdi e sabato nella localita’ di Lwemba, poco prima che il vaccino iniziasse la sua distribuzione, è stato ucciso un giornalista della radio locale, una persona implicata nella lotta anti-ebola. Quanto rischiano le persone impegnate nella campagna di prevenzione?

MFK2: Papy Mumbere, come tanti altri giornalisti radiofonici, era incaricato di spargere la voce riguardo ai rischi dell’epidemia di ebola. Ancora non si hanno certezze sulle vere motivazioni della sua uccisione, i responsabili del crimine hanno anche ferito la moglie e bruciato la casa. L’ebola e’ un virus ancora poco compreso, soprattutto a livello locale, per questo le comunita’ africane dimostrano tanta diffidenza nei confronti delle cure e spesso scelgono di credere a un certo tipo di superstizioni. E’ molto probabile che PaPy sia stato ucciso per il suo lavoro visto che in passato sono stati uccise o comunque aggredite diverse altre persone che stanno cercando di fermare l’epidemia.

Matteo Fraschini Koffi per RSI - 4 novembre 2019

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