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Camerun, nell’area anglofona la crisi «peggiore al mondo»

Written by Matteo Fraschini Koffi on .

LOME', Togo - La crisi delle regioni anglofone in Camerun si sta aggravando. Sono sempre di più le uccisioni, le vittime di tortura, gli arresti indiscriminati, i profughi terrorizzati e i civili bisognosi di aiuti umanitari. Eppure le violenze continuano nel silenzio della comunità internazionale.

«In Camerun c’è la più grave crisi di sfollati al mondo e nessuno sembra curarsene – ha riferito questa settimana il Norwegian refugee council, un’organizzazione umanitaria norvegese –. Centinaia di villaggi sono stati bruciati e migliaia di persone sono nascoste nella boscaglia senza alcun aiuto». Da quando scoppiarono le prime proteste nel 2016 da parte di funzionari della Giustizia e dell’Istruzione, il conflitto ha continuato a sprofondare in un vortice di violenze mai viste prima: nell’ultimo mese le forze di sicurezza governative hanno bruciato oltre 70 edifici tra case e negozi. Le regioni anglofone di Sud-Ovest e Nord-Ovest, desiderose di separarsi dal Camerun francofono, denunciano da anni la propria alienazione rispetto alle politiche del governo centrale della capitale, Yaoundé. L’ottuagenario Paul Byia, presidente del Camerun dal 1982, ha promesso più volte di instaurare un dialogo con i separatisti, ma le forze di sicurezza governative stanno rispondendo solo con la violenza. «Dall’inizio dell’anno abbiamo visto un radicale aumento delle morti civili – spiega Ilaria Allegrozzi, ricercatrice per l’Africa centrale presso l’organizzazione dei diritti umani, Human rights watch (Hrw) –. Il drammatico comportamento dell’esercito camerunese ha radicalizzato le comunità anglofone peggiorando la situazione». Secondo le Nazioni Unite almeno «1,3 milioni di persone hanno bisogno di assistenza ». Il pugno di ferro con cui Byia sta governando ha causato arresti e violenze anche nella capitale. «Di questi tempi gran parte dei camerunesi sta vivendo con molta angoscia – afferma ad Avvenirel’artista locale General Valsero, imprigionato a Yaoundé dal 26 gennaio per aver manifestato pacificamente –. Il Camerun si è dotato di un sistema di conservazione caratterizzato da gravi

violenze e violazioni». Le organizzazioni umanitarie affermano che, a causa del conflitto anglofono, oltre 780mila bambini non sono andati a scuola quest’anno. Nonostante il dramma, è molto complicato ricevere informazioni dalle regioni anglofone.

«A causa della propaganda governativa sono molti i camerunesi a non sapere cosa stia veramente succedendo in quella parte del Paese – commenta Flavio Boffi, capo-progetto dell’Ong Avaz che in Camerun si occupa di istruzione e sanità per i minori –. Soprattutto nel sud, dove noi lavoriamo, Byia ha ancora un grande sostegno da parte della popolazione». Le autorità continuano ad agire con impunità. Il governo è infatti deciso a vietare l’accesso nella parte anglofona a ricercatori, giornalisti e a gran parte del settore umanitario.

IL FATTO/Da tre anni è rivolta senza tregua

Dopo l’indipendenza nel 1960, il Camerun è rimasto diviso tra la parte francofona, geograficamente più grande, e quella anglofona, maggiormente ricca di risorse naturali come petrolio e legname.

Dopo una serie di rivolte durante gli ultimi sessant’anni, la regione anglofona è insorta verso la fine del 2016. Gruppi di insegnanti e avvocati hanno organizzato le prime proteste. Da allora il governo locale ha sedato con brutalità ogni minimo desiderio di separazione.
 

Strage nascosta a tutti

1.800, sono le vittime del conflitto nella regione anglofona negli ultimi 3 anni

600mila, gli sfollati nelle aree più a rischio del territorio anglofono del Camerun

780mila, i bambini che non frequentano più la scuola a causa della crisi

 

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 9 giugno 2019 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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