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Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance

politica, attualità, sociale

Nobel per la pace africani: qualche delusione

Lomé, TOGO - Vincere il Nobel per la pace è sempre una notizia positiva. Ma cosa dovrebbe succedere se tale onore venisse poi tradito? In Africa, infatti, il premio sta perdendo di credibilità. Il dottor Denis Mukwege è l’undicesimo africano a vincere tale riconoscenza per il suo lavoro con le donne violentate nell’est della Repubblica democratica del Congo.

Prima di lui, però, ci sono state diverse delusioni espresse dalla popolazione o dalla comunità internazionale. Un sentimento derivato dal comportamento dei vincitori stessi o da quello dei loro familiari e collaboratori.
Ellen Johnson Sirleaf, ex presidente della Liberia, ha vinto il Nobel nel 2011 grazie ai suoi “sforzi non violenti per garantire i diritti delle donne durante la guerra civile”. Il premio fu subito criticato dall’opposizione politica liberiana con la giustificazione che avrebbe influenzato le elezioni presidenziali iniziate quattro giorni dopo la consegna. Sirleaf la giudicò una “coincidenza” che però la aiutò a ottenere un secondo mandato.

Inoltre, l’ex leader liberiana è stata accusata di fomentare la corruzione nel Paese attraverso il suo governo. Sebbene lei stessa avesse promesso di combattere tale piaga, gran parte dei ruoli nell’amministrazione pubblica era occupata dai suoi parenti. I figli Robert, Fumba e Charles Sirleaf, rispettivamente in posti di comando nella Compagnia petrolifera nazionale (Nocal), nell’agenzia dei servizi segreti interni (Nsa), e nella Banca centrale, sono tutti stati accusati di corruzione.

Il recentemente defunto Kofi Annan, originario del Ghana e ex Segretario generale delle Nazioni Unite, ha vinto il premio nel 2001 condiviso con l’organizzazione stessa per “aver lavorato nel rendere il mondo più organizzato e più pacifico”. Il 19 agosto del 2003, con l’invasione dell’Iraq da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna, un’autobomba esplose sotto gli uffici dell’Onu presso il Canal Hotel. Almeno 22 persone morirono, tra cui il Rappresentante speciale, Sergio Vieira de Mello. Alcuni membri diedero la responsabilità di tale tragedia al loro capo per non aver preso le precauzioni necessarie rispetto alla sicurezza dei suoi impiegati. Nello stesso periodo, Kojo Annan, suo figlio, continuava a essere pagato dalla Cotecna, una società di ispezioni coinvolta nello scandalo del programma dell’Onu: “Petrolio in cambio di cibo”. Inoltre, molti avevano già criticato Annan negli Anni 90. Quando era al comando delle operazioni di mantenimento della pace, lui stesso ha riconosciuto di non aver adeguatamente sostenuto la missione in Ruanda durante il genocidio che provocò oltre 800mila morti tra aprile e luglio del 1994.

Il Nobel per la pace fu vinto nel 2004 anche dall’ambientalista keniota, Wangari Mathai, per “il suo contributo allo sviluppo, alla democrazia e alla pace”. Molti volevano però ritirarglielo quando Mathai accusò l’Occidente di aver inventato il virus HIV/Aids per limitare la crescita della popolazione africana. L’attivista ambientale smentì in seguito tali commenti.

Nelson Mandela accettò invece il premio nel 1993. Sebbene sia considerato un’icona della pace e riconciliazione tra bianchi e neri, sono sempre più numerose le critiche legate alla situazione attuale della società in Sudafrica. Episodi di razzismo sono all’ordine del giorno e la disparità tra ricchi e poveri continua a aumentare. Prima del perdono e della riconciliazione, è un commento ricorrente in gran parte della popolazione sudafricana, Mandela avrebbe dovuto promuovere la giustizia sociale e la redistribuzione delle risorse”.

Matteo Fraschini Koffi per SMA - 20 ottobre 2018

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MFK Matteo Fraschini Koffi

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