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Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance

avvenire, economia, cronaca

L’avanzata di Pechino spaventa lo Zambia

LOMÉ, Togo - Tre società pubbliche dello Zambia rischiano di diventare presto di proprietà cinese. Secondo la rivista britannica, Africa Confidential (Ac), elettricità, televisione e aeroporto potrebbero finire nelle mani di Pechino a causa del mancato pagamento del debito da parte dello Zambia verso la Cina. Una notizia però smentita con furore dalle autorità di entrambi i Paesi. «La compagnia statale di elettricità, Zesco, sta già negoziando un cambio di proprietà con una ditta cinese – scrive Ac in un recente articolo intitolato 'Bond, fatture e debiti sempre più grandi' e menzionato da altri media in Zambia -. La stessa operazione sarà diretta verso la Znbc, il canale radiotelevisivo nazionale, e l’aeroporto internazionale, Kenneth Kaunda». Tali ipotesi sono state subito negate dalla portavoce del governo, Dora Siliya: «Le voci riguardanti la vendita o il cambio di proprietà legati alle risorse pubbliche sono totalmente false. Come si fa a parlare di tali dinamiche quando alcune di queste società nazionali hanno progetti che non sono ancora stati completati».

Zesco è una società strategica per il Paese e una sua vendita dovrebbe essere discussa e approvata a livello governativo. Secondo la rivista britannica, invece, sarebbe già stata trovata una compagnia cinese in grado di acquisire l’azienda nazionale elettrica, mentre l’emittente Znbc avrebbe già al suo interno dei proprietari cinesi. «Il nostro debito non concerne solo la Cina ma anche l’Occidente e il Fondo monetario internazionale – ha sottolineato Emmanuel Mwamba, un diplomatico zambiano, insistendo sulla falsità di queste notizie –. Il debito che abbiamo con i cinesi ammonta al 30% per cento dei nostri 15 miliardi di debiti interni e esterni». Per ora è difficile verificare queste notizie. Una cosa è però certa, la relazione tra Zambia e Cina è una delle più vecchie che Pechino ha con i vari Stati del continente africano. I cinesi iniziarono infatti a instaurare un rapporto con la capitale zambiana, Lusaka, cinque mesi dopo l’indipendenza conquistata nell’ottobre del 1964. Da allora, il Paese del Dragone ha finanziato e costruito strade, ponti, edifici e altre grandi opere di infrastrutture. In cambio, la Cina ha firmato contratti soprattutto nel settore minerario come per l’esportazione di rame, di cui lo Zambia è uno dei più grandi produttori al mondo. Ma tra i due 'vecchi amici' ci sono molti altri progetti legati a trasporto, logistica e agricoltura. «Dobbiamo stare attenti a non finire nella trappola del debito cinese – ha commentato un cittadino sulle pagine del quotidiano Lusaka Times –. I cinesi stanno mettendo a rischio la nostra sovranità nazionale».

I debiti con la Cina sono preoccupanti anche in altri Stati africani. Le banche d’affari e le società di costruzione cinesi hanno realizzato l’anno scorso in Kenya una ferrovia ad alta velocità che collega la capitale, Nairobi, con la città portuale di Mombasa in meno di cinque ore su un tragitto di 500 chilometri. Il progetto è costato oltre 3 miliardi di dollari. Ma sono molti gli analisti che definiscono 'selvaggio' il modo in cui il Kenya continua a farsi prestare denaro da Pechino. Alle banche commerciali keniane è stato infatti ordinato di aumentare le loro riserve di yuan, a discapito di dollari, sterline e euro. Anche l’Angola è un Paese che ha ricevuto miliardi di dollari in prestito dalla Cina. In cambio è stata costretta a svendere terreni e altre preziose materie prime come petrolio e diamanti.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 14 settembre 2018 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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