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Quel cantante che fa paura al «dinosauro» ugandese

Lo chiamano il «presidente dei ghetti». Il cantante ugandese Bobi Wine, 36 anni, eletto in Parlamento dal luglio del 2017, due settimane fa è stato arrestato, torturato e accusato di «alto tradimento» contro lo Stato dopo una giornata di manifestazioni ad Arua , cittadina nel nord-ovest del Paese. Bobi Wine, nome d’arte che cela la vera identità di Robert Kyagulanyi Ssentamu, è apparso in un tribunale militare prima, e uno civile poi, insieme ad altri suoi colleghi deputati.

Secondo le organizzazioni per i diritti umani e le decine di celebrità internazionali che hanno dimostrato il loro sostegno al «parlamentare- artista», Wine rappresenta da diversi mesi la minaccia più seria per il governo del presidente, Yoweri Museveni. «Wine è un prodotto delle baraccopoli ed è amato da gran parte dei giovani ugandesi per la sua integrità e opposizione al regime – afferma il quotidiano locale, Daily Monitor –. I poveri lo considerano un eroe che si batte contro il sistema del presidente Museveni ». Sono infatti giorni di alta tensione in quella che Winston Churchill aveva definito la «perla d’Africa». Museveni, 74 anni, arrivato al potere con un colpo di Stato nel 1986, sta dimostrando di essere capace di tutto pur di non perdere la sua poltrona. Non solo ha recentemente fatto cambiare la Costituzione per eliminare il limite di età (75 anni) per governare, ma le sue Forze speciali continuano a sedare in maniera brutale qualsiasi sentimento di dissenso nei suoi confronti. «Il governo di Museveni viola regolarmente i diritti di libera espressione e associazione – commentava un rapporto dell’organizzazione, Human Rights Watch –. I suoi militari usano una forza eccessiva nella totale impunità».

Il “dinosauro” ugandese resta comunque intoccabile, per il momento. Lo protegge il suo ruolo di mediatore nella regione dei Grandi Laghi e alleato di ferro degli Stati Uniti nella «lotta al terrorismo ». «Museveni ha paura che la sua fine sia vicina – ha commentato ieri il quotidiano britannico Financial Times –. I leader africani, anziani e impopolari, sono ormai destinati a far spazio ai giovani capaci di ascoltare i bisogni della gente comune».

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 30 agosto 2018 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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