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Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance

avvenire, cronaca, politica

Zimbabwe / Spari sugli oppositori: 3 morti

LOMÉ, TOGO - È alta la tensione in Zimbabwe dove è in corso lo spoglio elettorale nonostante le continue violenze tra esercito e sostenitori dell’opposizione. Ieri almeno tre persone sono rimaste uccise nella capitale, Harare. «Le forze di sicurezza hanno usato idranti e proiettili di gomma per disperdere la folla di sostenitori del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc)», ha dichiarato ieri Tendai Biti, politico anti-governativo.

Migliaia di persone hanno iniziato a protestare contro i primi risultati elettorali delle politiche di lunedì che indicavano lo Zanu-PF, il partito al potere, vincitore in Parlamento, con 132 seggi contro i 59 del Mdc, secondo la Commissione elettorale.

In quel momento i manifestanti hanno bruciato copertoni e lanciato pietre contro soldati e polizia, i quali hanno risposto con gas lacrimogeni, manganelli e idranti. La crisi ha fatto slittare l’annuncio dell’esito delle presidenziali, celebrate sempre lunedì. I risultati, previsti per ieri, sono stati posticipati di almeno 24 ore.

Il verdetto delle urne potrebbe arrivare già oggi, causando, con tutta probabilità, nuovi disordini. Anche perché il capo dell’opposizione, Nelson Chamisa, si è già autoproclamato vincitore. «Grazie Zimbabwe, sono onorato del supporto che mi avete dato come candidato presidenziale – ha scrittoChamisa su Twitter –. Abbiamo vinto le elezioni insieme e nessuna manipolazione dei risultati modificherà il vostro desiderio». Sembra destinato a cadere nel vuoto l’appello alla pace del presidente uscente, Emmerson Mnangagwa. «In questo momento cruciale dobbiamo rinunciare a dichiarazioni e affermazioni provocatorie – ha scritto Mnangagwa sempre su Twitter –. Adesso è il momento per la responsabilità e soprattutto la pace». Sono le prime elezioni democratiche che avvengono da quando l’ex presidente, Robert Mugabe, è stato rimosso con l’aiuto dell’esercito lo scorso novembre dopo 37 anni di potere.

Chamisa aveva subito accusato le autorità di «intimidazioni e irregolarità» durante la campagna elettorale. Anche gli osservatori internazionali, invitati da Mnangagwa per la prima volta dopo 16 anni, hanno registrato «numerosi abusi» soprattutto contro gli abitanti delle zone rurali del Paese.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 2 agosto 2018 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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