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Boko Haram

Nigeria / L’esercito libera 183 minori imprigionati Erano tra i sospettati di legami con Boko Haram

LOMÉ, Togo - L’esercito nigeriano ha rilasciato decine di minori che erano stati imprigionati perché sospettati di avere legami con il gruppo jihadista di Boko Haram. Ora tocca all’Unicef sostenerli durante il programma di riabilitazione . «Le autorità nella città nord-orientale di Maiduguri hanno liberato dal carcere 175 bambini e otto bambine – hanno confermato ieri fonti dell’esercito –. I minori sono stati subito trasferiti in un centro di recupero statale». L’età 183 liberati è tra i 7 e 18 anni appena compiuti. L’ufficio nigeriano di Unicef ha fatto sapere che collaborerà con lo Stato federale di Borno per offrire trattamenti sanitari adeguati.

«I bambini dovranno trascorre un periodo di cure mediche e psicologiche – ha riferito il fondo Onu per l’infanzia –. Solo dopo questo percorso potranno essere riuniti con le loro famiglie». L’imprigionamento di minori è stato però più volte criticato dalle organizzazioni per i diritti umani. Secondo un rapporto di Amnesty International, nel 2016 sono morti durante la prigionia a Maiduguri «149 persone, tra cui 11 bambini e neonati di cinque mesi«. La replica delle Forze armate nigeriane a tali critiche non si è fatta attendere. «Il nostro programma di rilascio è in linea con le leggi internazionali adibite a proteggere i minori in un conflitto – ha dichiarato il generale Tukur Buratai, capo del personale dell’esercito, all’Agenzia di stampa nigeriana (Nan) –. È un fatto che alcuni bambini siano stati usati come combattenti o kamikaze da Boko Haram».

La pratica jihadista di usare minori nel conflitto è infatti sempre più comune. Da quando Boko Haram ha iniziato la sua offensiva nel 2002, sono stati infatti sempre più frequenti gli attentati suicidi provocati da bambini che hanno subito un lavaggio del cervello da parte dei militanti islamici. «I minori inizieranno un programma di reintegrazione nella società – ha concluso Buratai –. L’esercito nigeriano è infatti sempre impegnato a fermare la ribellione jihadista e assicurare la protezione dei diritti umani».

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 11 luglio 2018 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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