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Zambia, strage di disperati nella «discarica» del rame

LOMÉ, Togo - Tutti se l’aspettavano, purtroppo. Una miniera in disuso, conosciuta come «Black mountain» (montagna nera) è crollata ieri travolgendo diverse persone a Kitwe, località centrosettentrionale dello Zambia . Le vittime sono almeno 10, una cifra destinata però ad aumentare.

«Tra le 10 e 20 persone sono morte – ha riferito ieri la stampa locale –, altri otto feriti sono invece stati estratti dalle macerie grazie all’intervento dei soccorritori». Il quotidiano Zambia watchdog ha aggiunto che «altri venti giovani scavatori – noti con l’appellativo di «jerabos», minatori illegali – sono ancora intrappolati» sotto la montagna. «Il collasso della struttura è avvenuto intorno alle 10 di mattina locali – ha confermato Charity Katanga, commissario di polizia della provincia di Copperbelt – . Ci vorrà ancora un po’ di tempo per poter stabilire un numero esatto delle vittime». Sebbene la gente e le autorità abbiano impedito alle telecamere e ai cellulari di riprendere la scena, alcune immagini sono comunque affiorate sui social.

E non è la prima volta che la Black mountain frana improvvisamente. Alcuni giorni prima, infatti, i pompieri avevano dovuto salvare un altro giovane che nello scavare era rimasto intrappolato. Il sito in questione è presente da decenni e funziona come una discarica. È qui che le aziende minerarie buttano gli scarti delle loro ricerche legate soprattutto al rame, il cui commercio rappresenta l’80 per cento dei ricavi guadagnati con le esportazioni. La montagna nera è oggetto degli investimenti nazionali e cinesi. Dopo una lunga battaglia sociale finita lo scorso febbraio, il governo zambiano ha soddisfatto le richieste dei «jerabos » ai quali è stato permesso di scavare nel 10 per cento del sito minerario dismesso. «La gente non ha denaro, è disoccupata, e la disperazione li porta a rischiare la loro vita – ha commentato l’analista zambiano, Benedict Tembo –. La discarica è quindi un modo per dare occupazione ai giovani ». La montagna nera non contiene solo rame, ma anche altro, tra cui molto cobalto nelle zone più profonde. Per questo diverse persone hanno tentato di scavare ancora più a fondo con la speranza di recuperare una certa quantità di “oro blu”, impiegato soprattutto nel settore elettronico.

«I cinesi e altre potenze straniere sono letteralmente assetate di cobalto – spiegano gli esperti –. Gran parte degli investimenti per questa preziosa risorsa naturale sono però diretti verso la vicina Repubblica democratica del Congo».

E mentre il governo zambiano ha avviato un’inchiesta sull’incidente, i partiti di opposizione hanno attaccato le autorità. Perché «una simile tragedia poteva essere facilmente evitata ».

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 21 giugno 2018 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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