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Sacerdote contagiato, arcivescovo visita i malati di ebola

LOMÉ, Togo - Cresce la paura nella Repubblica democratica del Congo dove il virus ebola sembra continuare la sua inarrestabile espansione. Secondo le ultime stime, sono almeno 27 i morti e 58 i casi di contagio in tre aree situate nella provincia nord-occidentale dell’Equatore: Bikoro, Iboko e Wangata. Fra le persone infettate ci sono anche cinque operatori sanitari.

Oltre a padre Lucien Ambunga, prete lazzarista della parrocchia di Itipo situata nella diocesi di Mbandaka-Bikoro. Il sacerdote è stato colpito dal virus a causa del suo lavoro di assistenza. L’arcivescovo coadiutore di Kinshasa, monsignor Fridolin Ambongo Besungu, è andato a trovare lui e gli altri malati, in quarantena. E gli ha dato la benedizione mentre Ambunga era inginocchiato dietro la rete di separazione. Dei quattro casi confermati a Wangata, due hanno un legame epidemiologico con un caso probabile di Bikoro risalente allo scorso aprile quando è scoppiata l’epidemia. «Basta una persona malata che naviga sul fiume Congo per causare contagi in molte altre zone – ha dichiarato ieri, durante una sessione speciale a Ginevra, Peter Salama, direttore delle emergenze presso l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) –. Le prossime settimane ci diranno veramente se questa epidemia si estenderà alle zone urbane o se riusciremo a controllarla».

Negli ultimi giorni, nella città di Mbandaka, in cui risiedono 1,2 milioni di abitanti, tre pazienti sono però scappati dalle strutture sanitarie che li ospitavano. «Due di essi sono stati trasportati dalle famiglie in chiesa per pregare insieme a un gruppo di una cinquantina di fedeli – ha confermato la stampa locale –. Entrambi sono morti il giorno dopo, mentre un terzo paziente è stato intercettato e riportato in clinica». Mbandaka è collegata attraverso il fiume Congo alla capitale, Kinshasa, circa 600 chilometri più a sud, dove risiedono oltre 10 milioni di persone. Il rischio epidemia è altissimo per una zona densamente abitata.

Secondo gli esperti, siamo davanti a «un bivio, il momento è decisivo». «Finora tutte le otto epidemie degli ultimi 40 anni in Congo sono scoppiate in aree remote e isolate, come è successo l’anno scorso a Likati – spiega Roberta Petrucci, dottoressa con l’organizzazione Medici senza frontiere (Msf) –. Con i nuovi casi confermati a Mbandaka, invece, la situazione è cambiata, diventando più grave e allarmante ». Mentre la Caritas locale ha confermato ieri di aver avviato attività di «prevenzione, acqua, igiene, mobilitazione e informazione», l’Oms sta utilizzando 57 milioni di dollari per lanciare complicate operazioni sanitarie anche nelle zone più remote nei prossimi tre mesi, sperando di dichiarare conclusa la crisi al più presto.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 26 maggio 2018 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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MFK Matteo Fraschini Koffi

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