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Niger / Povertà, bande e gruppi armati: uno Stato-crocevia delle migrazioni

Il caos è totale e la tensione monta. In Niger, lo “Stato-crocevia” di gran parte della migrazione dell’Africa occidentale e centrale verso l’Europa, è sempre più difficile gestire gli stranieri che partono per il nord o ritornano verso sud; organizzazioni umanitarie con progetti limitati dalle condizioni di povertà del Paese; oppure missioni militari di eserciti esteri che non conoscono il territorio e spesso si mettono nei guai invece di dare sostegno alle autorità locali. Inoltre, ci sono numerosi gruppi armati autoctoni che si aggiungono a quelli provenienti dagli Stati limitrofi: jihadisti, separatisti o semplicemente opportunisti.

Dalle persone alle armi, dalle sigarette ai prodotti alimentari, bande di fuorilegge occupano un territorio e controllano le vie di tali traffici. Da quando la comunità internazionale ha deciso di investire su progetti di «ritorno e reintegrazione » dei migranti, le cifre di chi vuole viaggiare nella regione sembrano essersi momentaneamente ridotte. Con i nuovi finan- ziamenti c’è però chi pensa che le cose possano aggravarsi invece di migliorare. «Sebbene sia complicato capire la situazione attuale – afferma un ricercatore europeo dalla cittadina nigerina di Agadez, alle porte del Sahara –, è abbastanza intuitivo che tutto sia mal organizzato e abbia assunto un carattere molto neo-coloniale». Inoltre, non tutti sono d’accordo che l’intervento delle agenzie umanitarie abbia placato la migrazione. «Mentre le autorità possono decidere di rendere pubblica la morte di decine di persone nel deserto in un mese – spiegano i cronisti di Radio Sahara, un’emittente di Agadez –, noi riceviamo rapporti che parlano di centinaia di morti nello stesso periodo».

Purtroppo sono informazioni messe in secondo piano quando l’obiettivo è il rimpatrio dei migranti. «Nel 2017 abbiamo aiutato circa 10mila persone a ritornare nei Paesi di origine – recita una nota dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom) in Niger –. Li assistiamo con documenti, trasporti in bus o aereo, e vari beni di prima necessità». Molti sono però disperati che provengono dal Lago Ciad, dal nord-est della Nigeria, o dal nord-ovest del Mali, aree sotto il controllo dei militanti islamici.

Grazie invece a una legge contro il traffico di esseri umani approvata nel 2015, i responsabili di tale fenomeno sono nel mirino della polizia. «Abbiamo imprigionato circa un centinaio di trafficanti da quando sono in vigore le nuove norme – hanno confermato alla stampa le autorità di Agadez –. Per legge questi criminali potrebbero rimanere in galera fino a 30 anni». Per evitare i controlli, i trafficanti ignorano le strade più semplici e si avventurano in zone poco conosciute del deserto. Per questi motivi, il risentimento popolare sta crescendo e i ritrovamenti di migranti morti di sete e fame nel Sahara è aumentato. Molti di essi sono giovani e donne con i loro bambini in braccio, abbandonati dagli autisti dei mezzi che, in cambio di una lauta somma di denaro, erano incaricati di portarli ai confini con il Nordafrica. Una situzione che raggiunge anche il paradosso. «Negli ultimi vent’anni il sistema migratorio in Niger ha rappresentato un’occupazione per tutte le persone coinvolte – afferma Ibrahim Diallo, un giornalista locale ad Agadez –. Ora, invece, sono molti i disoccupati e i migranti che potrebbero morire o essere reclutati dai gruppi armati».

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 17 gennaio 2018 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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MFK Matteo Fraschini Koffi

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