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Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance

avvenire, cronaca, politica

Zimbabwe

L’affondo dei militari: Mugabe è in arresto

Siamo agli sgoccioli. Lo Zimbabwe potrebbe presto avere un nuovo leader. Per ora l’esercito ha arrestato il presidente, Robert Mugabe – trattenuto nella sua residenza –, alcuni membri della sua famiglia e almeno tre ministri. La moglie, tra le principali cause dell’attuale crisi, sembra sia invece riuscita a scappare nella vicina Namibia. Inoltre, Emmerson Mnangagwa, ex vice-presidente, dovrebbe essere tornato nel Paese dal suo breve esilio in Sudafrica. Sono quindi ore molto delicate che potrebbero porre fine a una dittatura durata 37 anni. «Vi assicuriamo che Mugabe e i suoi familiari sono sani e salvi», diceva ieri alla televisione nazionale il generale Sibusiso Moyo, funzionario delle Forze di difesa dello Zimbabwe (Zdf). «Non si tratta di un colpo di Stato poiché stiamo solo prendendo di mira i criminali attorno a Mugabe pronti a causare sofferenze economiche e sociali. Appena compiuta la nostra missione – ha continuato Moyo, apparso agli spettatori in uniforme militare –, ci aspettiamo che tutto tornerà alla normalità ». Il dittatore ha comunque confermato in una telefonata al suo omologo sudafricano, Jacob Zuma di essere «confinato in casa » e «di stare bene». Dalla capitale Conakry, in Guinea, giunge però un monito dell’attuale presidente dell’Unione Africana, Alpha Conde, il quale ritiene che la crisi in corso sia «assimilabile a un colpo di Stato». La presenza militare per le strade della capitale, Harare, è massiccia. Diversi testimoni hanno parlato di tre grosse esplosioni e altri spari sporadici soprattutto verso la residenza in cui è stato arrestato Mugabe. «Oggi ha inizio una nuova era – afferma un comunicato pubblicato sull’account Twitter dello Zanu-Pf, il partito al potere –. Emerson Mnangagwa ci aiuterà ad avere un Paese migliore». Dopo mesi di tensione all’interno del partito, la situazione è finalmente implosa. I soldati del generale Constantino Chiwenga, comandante dell’esercito, sono intervenuti. «Vogliamo mettere fine alle manovre traditrici di alcuni membri del partito», aveva dichiarato lunedì scorso Chiwenga, minacciando di prendere il controllo del Paese. Da quando Mnangagwa aveva denunciato di essere stato avvelenato durante un raduno dello Zanu-Pf lo scorso agosto, gran parte dei riflettori erano stati puntanti verso la first lady.

Una figura controversa quella di Grace Mugabe, nota prima per il suo comportamento sfarzoso, e poi per la sua sete di potere. Dal 1996 all’ombra del marito è riuscita a raccogliere consensi nel partito, eliminare la competizione e, la settimana scorsa, a far licenziare l’ex vice-presidente, considerato da molti il logico successore alla presidenza. «State calmi a casa e guardate i telegiornali – recitava ieri un messaggio attribuito a Mnangagwa, un politico molto popolare tra gli anziani dello Zanu-Pf e all’interno dell’esercito –. Tra poco sarò io a prendere il controllo del governo». Questa settimana, l’ala giovanile del partito chiamata G40 e sostenitrice della First Lady ha però condannato l’esercito «traditore», definendo tali operazioni militari «incostituzionali».

La strada intorno alla sede del Parlamento è stata bloccata dai carri armati, mentre altri soldati hanno parcheggiato i loro veicoli davanti agli uffici del partito. «Ci dispiace molto vedere ciò che sta accadendo in Zimbabwe – ha detto ieri monsignor Abel Gabuza, a capo della Commissione per la pace e giustizia dei vescovi cattolici in Africa meridionale –. Ci sono tutti gli ingredienti di un colpo di Stato».

Le sedi diplomatiche straniere, tra cui quella italiana, hanno avvertito i loro connazionali di usare «massima cautela e di limitare gli spostamenti, in particolare nella capitale». L’Unione Europea ha inoltre fatto appello affinché «tutti gli attori passino dallo scontro al dialogo con l’obiettivo di una soluzione pacifica ».


I protagonisti

MUGABE: Robert Mugabe (93 anni) ha davanti a sé due scelte: sostenere la moglie fino alle prossime elezioni di metà 2018. Oppure trovare un accordo con i veterani del partito di governo. Tra questi, l’ex vice-presidente, Emmerson Mnangagwa, che aspira alla presidenza e che è stato “licenziato” da Mugabe settimana scorsa.

LA MOGLIE: Da molti anni Grace Mugabe (52 anni) aspirava a diventare la prossima presidente dello Zimbabwe. Con l’avvicinarsi delle elezioni ha sfruttato il suo potere per contrastare i competitori e guadagnarsi il supporto del “G40”, la fazione giovanile del partito di governo.

IL RIVALE: Silurato da Mugabe settimana scorsa, Emmerson Mnangagwa (75 anni) ha sete di vendetta. Ha incolpato la First Lady di averlo avvelenato lo scorso agosto. Si vocifera che, dopo aver riparato in Sudafrica, sia già tornato in Zimbabwe per prendere il controllo del governo con l’esercito.

L’ESERCITO: L’esercito regolare, con a capo il generale Constantine Chiwenga, non vuole permettere all’ala più giovane del partito di governo di dettare legge. Con la giustificazione di mantenere la pace, ha preso il controllo di tutte le istituzioni pubbliche.

IL PARTITO: Il partito di governo Zanu-Pf è diviso in due. Da una parte i membri del G40 (Generation 40), la lega giovanile, bersaglio di Mnangagwa e dell’esercito. Dall’altra ci sono gli anziani, veterani della guerra per l’indipendenza, che vedono Mnangagwa come loro prossimo leader.

L’INIZIO DI TUTTO/Dal 2004 la lotta tra il dittatore e l’ex compagno di guerra

L’inizio della crisi politica all’interno dello Zanu-Pf, il partito di governo dello Zimbabwe, può essere datato intorno alla metà degli anni 2000. In questo periodo, infatti, iniziarono le prime dure frizioni tra il dittatore, Robert Mugabe, e il suo ex compagno di guerra, poi capo dei servizi di sicurezza statali, Emmerson Mnangagwa. Quest’ultimo, nel 2004, fu costretto a lasciare ruoli importanti sia all’interno del partito che del governo per accettare la carica di ministro degli alloggiamenti rurali. Un obbligato passo indietro nella gerarchia politica che sembra essere stato un fattore decisivo nello scatenare la rivolta militare del 2007, da molti interpretata come un tentativo di colpo di Stato, di cui Mnangagwa fu accusato. Nonostante il rapporto tra i due leader sembrò riappacificarsi con le elezioni del 2008, il presidente invecchiava mentre la giovane First Lady, Grace Mugabe, acquistava sempre più potere all’interno del partito. Con l’avvicinarsi delle elezioni del 2018, infatti, la moglie di Mugabe ha fatto licenziare Mnangagwa, divenuto primo vice-presidente e unico vero candidato oppositore della First Lady.

 

Matteo Fraschini Koffi  per AVVENIRE - 16 novembre 2017 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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