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Sierra Leone, dopo le frane c’è l’emergenza epidemie

L’incubo delle frane e delle alluvioni, in Sierra Leone, potrebbe non essere finito. Secondo gli esperti «il Paese sarà infatti colpito da altre piogge torrenziali durante i prossimi giorni» che indeboliranno ancora di più il terreno. Per ora fonti governative hanno confermato 467 vittime, tra cui 105 bambini. È partita, intanto, la macchina dei soccorsi. «Caritas Sierra Leone si è subito mobilitata recandosi sul posto della tragedia e assistendo le famiglie sfollate», indica una nota di Caritas Italiana. I bisogni sono immensi e i più urgenti sono: alloggi per gli sfollati, cibo, vestiti, e kit igienico- sanitari. Inoltre – continua il comunicato –, c’è un alto rischio di epidemie di colera e si temono ulteriori frane e smottamenti, dato che la stagione delle piogge è previsto duri ancora per settimane». Nonostante le operazioni di soccorso siano attive giorno e notte, si stima che ci siano ancora almeno 600 persone sepolte sotto le macerie da lunedì scorso. «Caritas si unisce alla preghiera del Papa per le vittime e la popolazione colpita – sottolineava inoltre la nota di Caritas Italiana che esortava a utilizzare il conto corrente postale n. 347013 per eventuali donazioni –. Siamo in costante contatto con Caritas Sierra Leone e la rete Caritas internazionale per il sostegno agli interventi in atto e il coordinamento degli aiuti». Le autorità locali stanno evacuando il più in fretta possibile la gente residente in aree ad alto rischio di smottamenti. Sebbene la tragedia sia avvenuta principalmente a Regent, un quartiere collinoso a est della capitale Freetown, il governo ha iniziato a prendere precauzioni urgenti anche per altre zone. «Le piogge continuano a scendere e c’è una forte possibilità che avvenga un altro incidente simile – ha detto ieri alla stampa Zuliatu Cooper, viceministro della sanità –. Preferiamo quindi avere strutture che cadono senza gli abitanti dentro». Le agenzie umanitarie stanno lavorando a pieno ritmo per rimuovere i cadaveri e seppellirli in modo appropriato. «I morti intrappolati nel fango potrebbero facilmente contaminare le risorse d’acqua e causare lo scoppio di epidemie - ha sottolineato l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), collegato sia alle autorità locali che alle organizzazioni non governative sul campo -. Purtroppo le continue piogge rendono i nostri sforzi molto difficili e pericolosi». Sebbene siano almeno 4mila le persone colpite dalle alluvioni, il numero degli sfollati potrebbe aumentare radicalmente in seguito ad evacuazioni volontarie. Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 20 agosto 2017

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