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Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance

avvenire, cronaca, politica, attualità

Kenya

Il Kenya in fila per il suo futuro

KENYA - Ieri circa 20 milioni di keniani si sono presentati alle urne per eleggere il nuovo presidente , oltre a diversi deputati, senatori e altri funzionari dell’amministrazione locale. La situazione per ora resta calma. «Non abbiamo ancora registrato particolari irregolarità durante le votazioni – ha confermato un comunicato della Commissione indipendente elettorale e dei confini (Iebc) –. Sebbene ci siano stati alcuni ritardi, i cittadini hanno votato in maniera ordinata». Fin dalle sei di mattina c’erano lunghe code. La gente ha aspettato ore sotto la pioggia e sotto il sole. Per la prima volta nella storia del Paese hanno potuto votare per il presidente anche oltre 5mila detenuti in 103 seggi allestiti in varie prigioni. «Purtroppo in Kenya si vota ancora seguendo le appartenenze etniche – hanno sottolineato gli esperti –. Con tutta probabilità, infatti, i kikuyu voteranno per il presidente uscente, Uhuru Kenyatta, e i luo, per l’oppositore, Raila Odinga». Queste dinamiche hanno influito molto sulle violenze del periodo post-elettorale di dieci anni fa. Gli scontri soprattutto nelle baraccopoli della capitale, Nairobi, e in altre regioni più a nord come Naivasha, Kisumu e Eldoret, avevano causato allora oltre 1.300 morti e almeno 650mila sfollati. Anche oggi le organizzazioni umanitarie sono in stato d’allerta mentre centinaia di osservatori internazionali sono sparsi per gran parte del territorio. Per il momento si sono registrate due vittime: un anziano è morto dopo aver votato e accusato un malore al petto, mentre una donna ha avuto un aborto. Un’altra signora ha invece partorito mentre aspettava in coda. La tensione è però alle stelle. In molti temono non solo scontri tra le diverse comunità, ma anche attentati da parte dei jihadisti somali di al-Shabaab. Inoltre, l’uccisione settimana scorsa di Chris Msando, ufficiale incaricato del nuovo sistema tecnologico elettorale, ha creato scompiglio soprattutto tra i ranghi dell’opposizione. I risultati ufficiali dovrebbero essere pubblicati entro domani sera.

I due contendenti

UHURU KENYATTA/Punta sull’economia È dato per favorito

A 55 anni, il presidente uscente, Uhuru Kenyatta, di etnia kikuyu e figlio del primo presidente keniano, Jomo Kenyatta, vuole un secondo mandato. Molti analisti lo giudicano il favorito. Per anni sotto indagine da parte della Corte penale internazionale perché accusato di aver organizzato gli scontri durante le elezioni del 2007-2008, Kenyatta ha visto ogni sua responsabilità cadere nel 2014 per mancanza di prove. Varie fonti parlano però di intimidazioni e uccisioni nei confronti dei testimoni. Il presidente uscente ha promesso che se vincerà, farà di tutto per rilanciare l’economia. Lo dimostra una rete ferroviaria costruita dai cinesi e appena inaugurata, attraverso la quale si potrà arrivare più velocemente da Nairobi alla città portuale di Mombasa. Inoltre, ha promesso di puntare molto sui giovani, diminuendo radicalmente il livello di disoccupazione. Il suo partito politico chiamato Jubilee include anche il vice-presidente, William Ruto, un tempo arcinemico del presidente e anche lui accusato di crimini contro l’umanità.

RAILA ODINGA/La lotta alla corruzione come primo obiettivo

Alcuni l’hanno soprannominato il Richard Nixon del Kenya. Per Raila Odinga, 72 anni, è però la quarta volta (e forse ultima) come candidato alle presidenziali. Figlio dell’ex primo vice-presidente del Kenya, Jaramogi Odinga, il leader della coalizione di partiti oppositori, Nasa, è sicuramente uno dei politici più tenaci del Paese. In qualità di primo ministro tra il 2008 e il 2013, Odinga ha tentato di aumentare l’influenza della sua etnia luo all’interno del governo. Durante la sua ultima campagna elettorale ha promesso di portare sviluppo verso tutte le regioni del Kenya, anche le più remote come quelle dei masai che hanno deciso di sostenerlo. Inoltre, tra i suoi primi obbiettivi ci sarebbe la lotta contro l’alto livello di corruzione che caratterizza tutti i rami della società keniana. Sebbene nelle ultime elezioni del 2013 abbia portato in tribunale le sue accuse di brogli e irregolarità contro il governo, quest’anno ha già annunciato che le proteste saranno fatte per strada. Molti infatti temono un scoppio di violenze provocato dai membri dell’opposizione.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 9 agosto 2017

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MFK Matteo Fraschini Koffi

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