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Anche la Corea del Sud getta ponti in Africa, Più investimenti, nel mirino le materie prime

LOMÉ, Togo - «Le economie africane hanno un alto potenziale di crescita grazie a ricche risorse naturali e umane. Per formare una collaborazione di successo tra la nostra nazione e le economie africane dobbiamo continuare a rafforzare lo sviluppo nel settore energetico e delle capacità umane. Inoltre, è necessario migliorare il livello della governance». In qualità di vice-ministro dell’economia internazionale presso il ministero della strategia e della finanza sud-coreano, Song In-chang è tra i maggiori promotori di una migliore relazione tra il suo Paese e il continente nero. Per questo, di recente, è stato organizzato nella città coreana di Busan il «Business forum Sud Corea-Africa» a cui hanno partecipato funzionari governativi, membri della Banca di Corea export- import, dell’Agenzia coreana per la promozione del commercio e degli investimenti (Kotra), e dell’Banca africana dello sviluppo (Afdb). «Conosciamo le sfide che il continente sta affrontando – ha dichiarato il vice-premier Yoo Il-ho –. Vogliamo quindi condividere le nostre conoscenze per assicurarci che gli Stati africani possano godere di trasformazione e crescita nei prossimi dieci anni». Dalla tecnologia all’agricoltura, dalla pesca all’energia (anche nucleare), la Corea del Sud vuole una maggiore fetta del mercato africano. Secondo un rapporto dell’Onu, gli investimenti diretti del paese in Africa sono aumentati velocemente: «Da 24,3 milioni di dollari nel 2000 a 287 nel 2010. Per quanto riguarda il commercio bilaterale – continua lo studio – da 6 miliardi di dollari nel 2000 ai 25 miliardi nel 2011». Nello stesso periodo, inoltre, i prodotti coreani esportati verso il continente nero sono quintuplicati. Nel 1990 il valore delle esportazioni coreane verso l’Africa era di 892 milioni di dollari, mentre nel 2014 raggiungeva quasi i 10 miliardi. Le importazioni dall’Africa, invece, sono passate negli stessi anni da 383 milioni di dollari a 8 miliardi. «Ciò che Seul importa dall’Africa è soprattutto materie prime come petrolio, gas naturale e rame – afferma Akinwumi Adesina della Afdb –. Però abbiamo bisogno di più esportazioni con valore aggiunto dall’Africa verso la Corea». E nonostante negli ultimi anni il Paese asiatico preferisse commerciare con solo un pugno di Stati africani tra cui Sud Africa, Nigeria e Gabon, ora Seoul è intenta ad espandere il suo raggio d’azione. «Uno degli obbiettivi per quest’anno è di aumentare i nostri stabilimenti di assemblaggio in tutta l’Africa – aveva detto alla stampa nel 2013 George Ferreira, vice-presidente della Samsung electronics –. Vogliamo infatti avere fabbriche che possano assemblare a livello locale elettrodomestici sempre più richiesti come frigoriferi e lavatrici». Anche un altro gigante come LG Electronics ha dichiarato di voler investire «2,4 miliardi di dollari nella ricerca e lo sviluppo di prodotti rilevanti soprattutto in Africa orientale e centrale». Il colosso della telefonia mobile sud-coreana, KT, ha invece concluso da poco un contratto di 19 milioni di dollari con la Korea internet and security agency (Kisa) per costruire sistemi sulla sicurezza delle informazioni in Ruanda. «Molti dei mercati africani sono ben adatti a ciò che l’industria coreana può offrire – sostiene Philippe de Pontet, direttore-Africa presto la società di consulenza Eurasia group –. Ci sono infatti diverse sinergie rispetto alla tecnologia, la fabbricazione leggera e l’elettronica coreana di cui il continente africano è sempre più bisognoso».

Da sapere / Seul ha scelto Dubai come rampa di lancio per la missione

Svariati contatti e informazioni attendibili. Per infiltrarsi con più facilità all’interno delle dinamiche dei mercati africani, la Corea del Sud ha scelto Dubai come sua rampa di lancio. Non c’è da stupirsi, poiché è proprio qui che gran parte degli uomini d’affari africani hanno le loro basi commerciali. Tanto negli uffici quanto in hotel e ristoranti, Dubai offre ai businessman del continente nero di incontrare con facilità i potenziali investitori provenienti dall’Asia. «Dubai ha le giuste connessioni e i coreani la tecnologia», ha commentato Mohammed al-Shaibani, a capo della Investment corporation of Dubai (Icd). I due Paesi hanno quindi firmato nel 2014 un accordo per un’alleanza tra la Export-import bank of Korea e l’Icd. «Sebbene tale accordo abbia un mandato generale tra i due organi – spiegano gli esperti –, Dubai vuole espandere il suo ruolo di crocevia commerciale e la Corea del Sud intende trovare nuovi mercati legati soprattutto alla propria esperienza nelle costruzioni».

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