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Aiuti umanitari con i droni: nel Malawi i primi corridoi

LOMÉ, Togo - Il primo corridoio umanitario con i droni. L’iniziativa è stata lanciata la scorsa settimana in Malawi dall’Unicef e dalle autorità del Paese per ovviare alle grandi difficoltà di raggiungere le località più remote evitando il trasporto via terra. È così che i medicinali potranno essere disponibili anche in casi di urgenza. «Abbiamo scelto l’aerodromo di Kasungu, nel centro del Malawi, con l’obiettivo di utilizzarlo esclusivamente per questo obiettivo», spiega Johannes Wedenig, rappresentante Unicef nel Paese. «Il progetto è stato concepito in partenariato con la società statunitense Zipline e ha ridotto in minuti, invece di ore, la distribuzione di rifornimenti sanitari. Inoltre – continua Wedenig –, stiamo valutando l’interesse di altri governi africani». La capacità di volo dei droni, chiamati anche “Veicoli aerei senza uomo” (Uav), è di circa 40 chilometri. E mentre il corridoio pensato in Malawi avrà una lunghezza massima di 80 chi- lometri, il tragitto sarà percorso a un’altitudine che non supererà i 400 metri. Il progetto dovrebbe avere una durata iniziale di due anni, attraverso i quali si stabilirà l’utilità e i possibili svantaggi. «L’anno scorso abbiamo effettuato il primo volo verso alcuni ospedali del Malawi – sottolinea l’Unicef –. Attraverso l’Uav sono infatti state consegnate in poco tempo delle riserve di sangue per i bambini risultati positivi all’Hiv». I droni saranno anche muniti di videocamera per controllare la riuscita della consegna. «Tale strategia ha già riscontrato diversi fatti positivi legati soprattutto all’affidabilità del trasporto», hanno detto diverse agenzie umanitarie. In un Paese come il Malawi, dove sono frequenti le inondazioni, molti villaggi rimangono infatti isolati da qualsiasi tipo di aiuto. «Con gli Uav possiamo facilmente volare sopra le zone colpite e vedere chiaramente quali sono gli impatti sul terreno – ha commentato un funzionario governativo –. È una soluzione poco costosa e si ottengono immagini migliori di quelle dei satelliti». Le organizzazioni umanitarie stanno continuando a confrontarsi sul tema con le autorità africane e diverse società del settore privato. La Zipline aveva già lanciato tale progetto in Ruanda nel 2016, realizzato però con una prospettiva più commerciale e telecomandando il drone per lasciare i rifornimenti medici direttamente in volo, evitando l’atterraggio. Ci sono comunque anche critiche riguardo all’attendibilità del controllo di un drone. In passato si sono verificati incidenti soprattutto determinati dall’atterraggio nel posto sbagliato e le aziende sono costantemente al lavoro per migliorare l’affidabilità dei velivoli. Matteo Fraschni Koffi per AVVENIRE - 6 luglio 2017

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MFK Matteo Fraschini Koffi

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