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Humanitarian Women Network

Humanitarian Women network, la rete di donne umanitarie

INTRO: L’associazione internazionale, Rete di donne umanitarie, è nata in Guinea Conakry nel 2015 grazie a un gruppo di funzionarie delle Nazioni unite e di varie organizzazioni non governative

. Il loro obiettivo è contrastare il fenomeno di abusi subiti dalle donne all’interno del sistema umanitario. Servizio di Matteo Fraschini Koffi da Lomé.

 

MFK: Colpita in faccia da un collega con un pugno. È successo a una funzionaria delle Nazioni unite che preferisce mantenere l’anonimato e per due anni ha cercato di denunciare il fatto senza alcun serio riscontro della sua organizzazione. L’aiuto è arrivato da una collega di grado superiore che è riuscita a far allontanare il responsabile dell’aggressione. Così è nata la Humanitarian Women network, la rete di donne umanitarie, un’organizzazione che dal 2016 lotta contro gli abusi subiti dalle donne non all’esterno, ma all’interno dello stesso sistema umanitario. Rosalia Gitau è una delle fondatrici.

ROSALIA: Quando si stratta di discriminazione e molestie, dipende dalla giurisdizione, ma sono esempi che il quartier generale di ogni organizzazione dovrebbe gestire, ovviamente ci sono anche delle eccezioni. Di solito, appena c’è un esempio di aggressione fisica o psicologica, la prima persona da chiamare è il proprio supervisore, denunci, oppure vai dal capo-missione o persino più in alto nella gerarchia. Ma il primo passo è capire qual è la procedura di ogni organizzazione per quella particolare aggressione, e ciò non è quasi mai chiaro a nessuno.

MFK: Un rapporto redatto dalla rete delle donne umanitarie afferma che, su 1000 intervistate, il 48% è stata fisicamente toccata in modo inadeguato, il 16% si è licenziato dall’organizzazione e il 7% ha lasciato l’intero sistema umanitario a causa del trattamento subito. April Powell-Willingham ha lavorato come alta funzionaria dell’Onu e di altre organizzazioni in posti come Iraq, Somalia e Sud Sudan.

APRIL: Non ci sono meccanismi efficaci all’interno delle Nazioni unite. Ciò che c’è è comunque a favore del sistema e si sa che nell’utilizzare certe procedure una donna non potrà che rovinarsi la carriera. Non c’è quindi sicurezza per le persone che si fanno avanti cercando però di evitare ulteriori soprusi e vendette.

MFK: tentativi di stupro da parte di un proprio collega, capo-missioni ossessionati e pronti a pedinare la vittima, e-mail imbarazzanti ricevute dal proprio direttore. Sono tutti esempi di abusi che vengono nascosti dalle donne umanitarie soprattutto per paura di perdere il proprio lavoro.

APRIL: Non solo non ti avvisano, ma non prendono alcuna precauzione. È come se le organizzazioni umanitarie ti dicessero: sei una donna, pensi di poter fare un lavoro da uomini? È vero che c’è una dimensione patriarcale fatta di vecchia mentalità e misoginia. Una mancanza di sensibilità e preparazione rispetto al contributo femminile in tali situazioni. Ma queste non possono essere delle scusanti.

Matteo Fraschini Koffi per RSI.ch - 11 giugno 2017

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