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Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance

avvenire, cronaca, politica, attualità

Adama Barrow

Gambia / Jammeh si arrende: pronto all’esilio

NAIROBI, Kenya - Yahya Jammeh si è arreso. Dopo una serie di mediazioni, il nuovo presidente gambiano, Adama Barrow, ha dichiarato, da Dakar dove ancora si trova, nella serata di ieri, che: «Jammeh ha accettato di cedere il potere ed è pronto a partire già oggi». All’ex leader gambiano erano state offerte due possibilità: un abbandono pacifico oppure uno scontro con la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas), le cui truppe sono già lungo i confini del Gambia. Anche il generale Ousmane Badjie, a capo dell’esercito gambiano, l’aveva ormai lasciato solo. «Non combatteremo contro nessun soldato nigeriano, togolese o di qualsiasi altro Paese – aveva dichiarato l’ufficiale militare –. Sono pronto a riconoscere Barrow come il mio presidente ». Gli ultimi mediatori che hanno cercato di convincere Jammeh ad arrendersi sono stati i presidenti di Guinea Conakry e Mauritania, rispettivamente Alpha Conde e Mohamed Ould Abdel Aziz. Il convoglio è stato visto uscire dal palazzo presidenziale, ma non è stato possibile verificare se l’ex leader fosse effettivamente con loro. «Non può rimanere nel Paese», ha detto Marcel d Souza, diplomatico della Ecowas. È la prima volta che a un problema africano si trova una soluzione africana così bene organizzata. Nonostante siano ancora tanti i “dinosauri” dell’Africa, ancorati al potere da decenni – come Robert Mugabe in Zimbabwe e Omar al-Bashir in Sudan – la “via gambiana” rappresenta un successo storico per il Continente. «C’è una seria possibilità che questo processo vada a buon fine – aveva commentato ieri un funzionario di un’ambasciata regionale –. Non penso che dovremo intervenire come gli Stati Uniti hanno fatto con Saddam Hussein nel 2003». Jammeh aveva inizialmente accettato la sconfitta alle elezioni dello scorso dicembre. Poi aveva deciso di ritrattare e imporre uno stato d’emergenza per continuare a governare altri tre mesi. «Questo è un giorno che nessun gambiano potrà mai dimenticare – ha detto ieri Barrow alla stampa –. È la prima volta fin dall’indipendenza nel 1965 che il Gambia cambia governo grazie a un seggio elettorale» Dopo quasi 23 anni sotto il regime di Jammeh, sembrava quasi impossibile un passaggio di consegne senza spargimento di sangue. La paura dello scoppio di violenze ha costretto la popolazione e centinaia di viaggiatori ad abbandonare il Paese. La capitale Banjul sembra una città fantasma. «Oltre 45mila abitanti, soprattutto bambini, hanno lasciato il Gambia per riversarsi nel vicino Senegal », ha dichiarato ieri l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur). Sebbene il Consiglio di sicurezza dell’Onu avesse approvato una risoluzione per permettere agli «Stati della regione di collaborare con il presidente Barrow per realizzare una transizione di potere», non c’era stato un esplicito assenso riguardo all’intervento militare. Ieri Jammeh era riuscito a posticipare l’ultimatum due volte per guadagnare tempo e organizzarsi. «Sono state richieste delle garanzie di sicurezza per l’ex presidente e parte del suo entourage – hanno affermato fonti vicino ai negoziati –. Jammeh dovrà comunque prima cedere il potere e solo poi si deciderà quale Stato sarà disponibile ad ospitarlo ». Tra le scelte ci sarebbero Mauritania, Guinea Conakry, Marocco e Nigeria. Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 21 gennaio 2017

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