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Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance

avvenire, cronaca, politica, attualità

Adama Barrow

Gambia. «Invasione» per cacciare Jammeh

NAIROBI, Kenya - Yahya Jammeh non vuole saperne di mollare il potere . Il padre-padrone del Gambia, in sella da 23 anni, sembra disposto a combattere contro un’intera forza militare regionale prima di lasciare la più alta poltrona del piccolo Paese dell’Africa occidentale. Il Consiglio di sicurezza del- l’Onu ha approvato una risoluzione in cui sostiene il suo rivale, e vincitore delle elezioni, Adama Barrow, sancendo il «totale appoggio » alle azioni (soprattutto militari) dell’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale. Truppe senegalesi in serata hanno già varcato i confini gambiani. L’obiettivo è permettere a Barrow di iniziare a governare. «Eserciti provenienti principalmente da Senegal, Ghana e Nigeria sono pronti a penetrare nel Paese per rimuovere Jammeh con la forza», avevano confermato in mattinata diverse fonti diplomatiche della regione. Centinaia di soldati senegalesi, insieme a 205 soldati ghanesi e 200 nigeriani, avranno ora il compito di ripristinare la democrazia in Gambia. È la prima volta che l’Ecowas agisce in maniera così univoca e determinata. «Ci sono aerei da caccia, la Marina militare e armi pesanti pronte all’uso», ha commentato un ufficiale della forza regionale. Barrow, eletto in seguito alle elezioni dell’1 dicembre scorso, è stato costretto a giurare fedeltà alla Repubblica islamica del Gambia ieri pomeriggio negli uffici dell’ambasciata gambiana nella capitale senegalese, Dakar. Non si sa ancora quando sarà in grado di tornare in patria. Jammeh, con l’aiuto del Parlamento, ha infatti imposto uno stato d’emergenza per i prossimi tre mesi in cui intende governare. Ma gran parte dei suoi alleati politici si sono licenziati in questi ultimi giorni. «Il vice-presidente da 20 anni, Isatou Njie Saidy, ha appena abbandonato il suo posto», titolava ieri gran parte della stampa internazionale. Insieme a lei, almeno altri sei ministri hanno dato le loro dimissioni durante quest’ultima settimana. Le Nazioni Unite, invece, hanno lanciato l’allarme per una possibile crisi umanitaria nel caso cominci una guerra. «Almeno 26mila gambiani sono già fuggiti in Senegal mentre molti altri sono ora sfollati», recitava un comunicato di ieri dell’Onu. Inoltre, centinaia di turisti, in gran parte inglesi, sono stati costretti a interrompere le vacanze per essere rimpatriati d’urgenza. Non sono invece ancora trapelate notizie riguardo a dove si trovi esattamente il presidente uscente, il quale ha appena 2.500 soldati a sua disposizione, molti dei quali non sembrano però pronti a dare la vita per un leader ormai così isolato. «È una situazione assurda – ha detto ieri Halifa Sallah, portavoce di Barrow –, era chiaro che il presidente eletto doveva assumere le sue funzioni oggi». Quando la Commissione elettorale indipendente gambiana aveva aggiudicato la vittoria a Barrow, Jammeh sembrava aver accettato la sconfitta. «Il presidente eletto ha però subito iniziato a liberare di prigione molti oppositori del regime e a parlare di possibili tribunali internazionali per fare giustizia», sottolineano gli esperti. È così che il presidente uscente ha iniziato a parlare di brogli elettorali e della necessità di nuove elezioni. Arrivato al potere con un colpo di Stato nel 1994, Jammeh ha governato con pugno di ferro il Gambia, incarcerando e torturando chiunque osasse arrivare a criticarlo liberamente. Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 20 gennaio 2017

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