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Italiani in Africa, si vota per posta: "Sistema a rischio frodi e disguidi"

BANGUI (CENTRAFRICA) Quanto è efficace il sistema per far votare gli italiani residenti in Africa? E quale impatto il continente nero potrebbe avere sull’imminente referendum per la riforma costituzionale? A chiederselo sono diversi italiani che hanno trovato molte difficoltà ad esercitare il loro diritto di voto. «Il sistema per votare in un continente imprevedibile come l’Africa non ha alcun rispetto per la mobilità di una persona - spiega un volontario residente in Centrafrica, preferendo mantenere l’anonimato per ragioni professionali -. Il rischio di possibili truffe in questo contesto è infatti troppo alto per permettere agli italiani di votare per corrispondenza». L’ufficio di un’organizzazione per cui aveva lavorato in passato e di cui aveva utilizzato l’indirizzo postale, ha infatti chiesto al volontario di venire a ritirare il pacco Dhl per lui e altri due italiani che avevano lasciato il Paese da tempo. «Nelle capitali ci conosciamo tutti tra stranieri - continua il volontario -, se avessi richiesto le schede delle altre due persone avrei potuto votare al loro posto».

Sebbene sia necessario riconoscere la responsabi- lità di chi potrebbe non aver aggiornato la sua residenza, non è comunque sicuro che il pacco arrivi all’indirizzo registrato. E quando invece si riesce ad avere un indirizzo preciso, è perché ci si affida a quello di una persona locale, per esempio il proprietario dell’abitazione, oppure a caselle postali numerate che però non sono sempre affidabili.

Il sistema attuale 'per posta' in un continente come l’Africa in molti casi non dà alcuna certezza che la scheda elettorale raggiunga il diretto interessato, si lamentano in tanti. La realtà africana è spesso fatta di improvvisi conflitti e gravi crisi umani-tarie, contesti in cui è troppo difficile rispettare le indicazioni date dal ministero dell’Interno italiano.

Avvenire ha inoltre riscontrato la possibilità del doppio voto: un’altra persona registrata all’Aire di un Paese africano, infatti, è ora in Italia senza aver avuto ancora il tempo di spostare la sua residenza. Nonostante ciò, il suo comune ha assicurato che le sarebbe stato comunque possibile votare in Italia. «Visto che i controlli sono assenti - afferma questa persona - io potrei votare sia in Italia che in Africa».

L’attuale sistema di voto non tiene inoltre conto che gli indirizzi stradali in questo continente non ci sono quasi mai o, se esistono, non vengono neanche menzionati nel linguaggio comune. Per far capire al proprio interlocutore il luogo d’incontro si usano espressioni come: l’edificio alla fine della strada sterrata davanti alla stazione di benzina Total; l’abitazione dietro alla posta, ma prima del grosso albero nel centro della piazza. È ancora più complicato se si risiede nelle cittadine o nei villaggi dove la rete telefonica o internet sono solo miraggi. «Perché, quindi, non utilizzare ambasciate e consolati come seggi per votare?», si chiede il volontario. «Invece – aggiunge – io ho dovuto pagare cento euro per spedire in tempo il mio voto da uno Stato africano in guerra». Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 30 novembre 2016

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