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La scure di Kibaki sulla stampa keniota

Written by Matteo Fraschini Koffi on .

per Avvenire

da NAIROBI -

Il presidente del Kenya, Mwai Kibaki, ha firmato una legge che, secondo molti, limiterebbe la libertà di stampa nel Paese. La legge dà il potere alle autorità di irrompere nelle redazioni di giornali, radio e telegiornali, controllare le telefonate, e stabilire che il contenuto di un qualsiasi articolo o trasmissione non costituisca una minaccia per la sicurezza nazionale. Kibaki ha aggiunto che la legge è fondamentale allo sviluppo economico del Paese. «Regolare i media è importante per il mantenimento dei nostri valori morali, della nostra cultura e dell’identità nazionale» ha dichiarato il presidente ai cittadini.

Martin Kafafa, vicepresidente dell’Associazione dei proprietari dei media, ha detto alla radio locale “Kiss Fm”: «È paradossale che Kibaki, come beneficiario chiave della libertà di stampa, è colui che ha firmato una legge che la minaccia». I giornalisti hanno temuto per la loro indipendenza fin da quando, nel 2006, c’è stato un raid della polizia negli uffici del quotidiano locale “The Standard” e del telegiornale affiliato “Ktn”, in cui i poliziotti hanno bruciato giornali e danneggiato computer.

Entrambi erano accusati di incitare all’odio raziale. Il raid della polizia è avvenuto dopo una serie di articoli che smascheravano casi di corruzione da parte di ufficiali governativi. Il Kenya è da anni considerato il Paese africano con la maggiore indipendenza dei media.

La stampa locale ha documentato molti casi di corruzione, tra cui il noto scandalo Goldenberg degli anni novanta, in cui il governo, attraverso falsi contratti per l’esportazione di gemme e oro, ha rubato circa un miliardo di dollari dal budget nazionale. «Sono scioccato e deluso dagli ultimi fatti» ha dichiarato Wachira Waruru, presidente del consiglio dei Media nazionali, aggiungendo che il suo organismo non permetterà al governo di limitare l’indipendenza della stampa e che con i suoi colleghi sarà pronto a lottare fino a che la legge non sarà cambiata. Solo nell’ultimo mese, a seguito di molte proteste sedate dalla violenza delle autorità, almeno dieci giornalisti sono stati incarcerati.

Matteo Fraschini Koffi

 

 

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