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Guerra africana

CENTRAFRICA: «Ormai lo scontro è pronto a riesplodere»

DAKAR, Senegal -- Resta fragilissima la situazione nella Repubblica centrafricana. In seguito alla visita del Pontefice, avvenuta lo scorso novembre, c’è stato un relativo ritorno alla normalità grazie a un miglioramento quasi improvviso della sicurezza. «Un vero miracolo», secondo molti. Gli ultimi giorni nel Paese, però, sono stati marcati da gravi violenze: uccisioni, rapimenti, e una nuova offensiva da parte dei ribelli a maggioranza islamica della Seleka. «Dobbiamo continuare ad alimentare il miracolo di Papa Francesco – recita un comunicato dell’associazione Aiuto alla chiesa che soffre (Acs) –. Stiamo infatti organizzando un incontro per il dialogo interreligioso e la riconciliazione che riunirà 650 tra sacerdoti, religiosi e rappresentanti delle diverse comunità». Sei poliziotti sono stati temporaneamente rapiti dalla Seleka e almeno 19 civili sono morti il mese scorso a causa di scontri scoppiati nella capitale Bangui e nel nord del territorio. Sia le autorità che i soldati della Missione di pace Onu (Minusca), hanno più volte dimostrato di essere all’oscuro delle vere ragioni di tali combattimenti. «La tensione è sopita ma è sempre dietro l’angolo – ha affermato a Acs padre Aurelio Gazzera, missionario carmelitano che vive in Centrafrica da oltre vent’anni –. Il fatto che degli agenti della polizia siano stati sequestrati conferma la debolezza del governo». Ci sono quartieri della capitale Bangui, come l’enclave musulmana Km5, in cui neanche i militari osano entrare. Resta infatti profonda l’ostilità tra i gruppi armati cristiani “anti-balaka” e i militanti della Seleka che controllano il 60 per cento del territorio. «Vengono spesso diffuse in Internet notizie false riguardante musulmani uccisi o torturati – ha aggiunto padre Gazzera –, sembra che qualcuno voglia alimentare i disordini». Dopo oltre tre anni di violenze, il rischio che riemerga il conflitto civile è alto. Per questo Acs, come altri attori legati alla campagna internazionale Be God’s Mercy, ha dichiarato che è ormai «indispensabile continuare a sostenere il dialogo interreligioso in un momento tanto delicato». Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 5 luglio 2016

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