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Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance

avvenire, cronaca, attualità

Nigeriani in preghiera prima della traversata del deserto, Agadez (Niger), maggio 2015

Fuga da Boko Haram 200 morti per la fame

Fuga da Boko Haram 200 morti per la fame-- L’orrore profughi nel nord della Nigeria Nei campi oltre 15mila bimbi denutriti ____ DAKAR, Senegal - Un inferno nell’inferno. È bastata qualche ora a Bama, cittadina dello Stato del Borno, nel nord-est della Nigeria, affinché una squadra dell’organizzazione Medici senza frontiere (Msf) si rendesse conto della «emergenza catastrofica» in corso: dal 23 maggio sono morte «almeno 200 persone» nello stesso campo profughi. Sei al giorno. Uccise soprattutto da malnutrizione e dissenteria. Gli sfollati sono vittime delle violenze di Boko Haram e delle conseguenti operazioni di sicurezza lanciate dall’esercito nigeriano. In quella zona sono almeno 24mila i civili abbandonati al proprio destino. «È la prima volta che siamo riusciti ad accedere a Bama», ha raccontato ieri Ghada Hatim, capomissione di Msf in Nigeria, in seguito alla visita avvenuta martedì. «Stiamo trattando bambini malnutriti che hanno visto e sono sopravvissuti a tanto orrore. Bama è una località estremamente isolata – ha continuato a spiegare Hatim –. Ci hanno detto che molte persone, compresi tanti minorenni, sono morte di fame. Nuove tombe compaiono quotidianamente poiché in un solo giorno possono morire anche 30 persone per fame e malattia». Per diversi mesi, a partire da settembre 2014, Bama è stata sinonimo di combattimenti e sofferenza. I ribelli di Boko Haram si sono infatti spesso scontrati con i soldati nigeriani, trasformando la località in una città fantasma. Solo nel marzo del 2015, grazie all’intervento della forza multinazionale militare, il governo nigeriano ha potuto annunciare la «liberazione» della cittadina dagli jihadisti. Un anno dopo, però, le condizioni di vita rimangono gravissime. Almeno 15mila bambini, di cui 4.500 hanno meno di cinque anni, sono ospitati nei giardini di un ospedale in attesa di essere messi in salvo. «Sedici di loro gravemente malnutriti sono stati trasferiti al nostro centro nutrizionale a Maiduguri – ha dichiarato ieri Msf in una nota –. Su più di 800 bambini, il 19% soffriva di malnutrizione severa acuta, la forma più mortale». Tra il 13 e il 15 giugno, le autorità nigeriane, appoggiate da un’organizzazione locale, hanno eseguito l’evacuazione di oltre mille persone che avevano bisogno di urgenti cure mediche. Bama, però, non è l’unico luogo in cui il dramma dei profughi si consuma nel silenzio giorno dopo giorno. Nel resto dell’area presa di mira da Boko Haram, le agenzie umanitarie stanno registrando contesti molto simili. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha infatti lanciato un appello il mese scorso per la «fine immediata delle violenze» nel bacino del Lago Ciad, dove gli insorti islamici hanno una presenza sempre più massiccia. È qui che gli operatori hanno detto di aver riconosciuto «atti che potrebbero essere definiti come crimini contro l’umanità e crimini di guerra». Ogni settimana centinaia di persone scappano, a volte intenzionati a raggiungere l’Europa. I più disperati tentano infatti di attraversare il deserto del Sahara, ma soccombono al calore e alla sete. «I corpi di 34 persone, tra cui 20 bambini, sono stati trovati nel nord del Paese vicino al confine con l’Algeria – avevano confermato una settimana fa le autorità del Niger –. Molte delle vittime sono di identità nigeriana». Secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), sono almeno «120mila i migranti passati l’anno scorso dalla regione nigerina di Agadez per raggiungere il Nordafrica ». Centinaia di essi, però, continuano a morire ogni mese nel deserto. Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 24 giugno 2016 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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