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Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance

avvenire, economia

L’Africa si ribella al colonialismo monetario

per Avvenire

Quattordici nazioni usano ancora il franco CFA, cedendo a Parigi una quota di sovranità economica Gli economisti: «È un saccheggio»

LOMÉ ( TOGO) «Morte al franco CFA». La scritta appare sulla maglietta di un manifestante durante una protesta pacifica dello scorso 26 aprile nella capitale camerunese, Yaoundé. La guerra contro tale moneta è ormai esplosiva. Sono infatti sempre più vive le parole di Joseph Tchundjang Pouémi, il 'Keynesiano camerunese': «La Francia è l’unico Paese al mondo ad aver raggiunto lo straordinario obiettivo di far circolare la sua moneta, solo la sua moneta, in paesi politicamente liberi». Poco prima di morire in circostanze misteriose, l’economista spiegò come il franco CFA, tuttora usato in 14 ex colonie francesi dell’Africa occidentale, Orientale e nelle Isole Comore, ha il ruolo principale di «saccheggiare il continente africano a vantaggio della Francia ». Recentemente, altri economisti hanno protestato contro questa moneta altamente controversa, legata prima al franco francese, e ora all’euro. Nicolas Agbohou, professore di economia ivoriano presso l’università di Versailles, in Francia, parla di «nazismo monetario». «Fu Herman Göring , ministro hitleriano dell’Economia, ad applicare un tasso di 20 franchi per ogni marco tedesco – afferma Agbohou –. Questa manipolazione del tasso di cambio è stata riprodotta in modo integrale e persino accentuato dalla Francia in Africa». Questo principio di colonizzazione monetaria francese nel continente nero ha una data di nascita precisa: il 1853. In quell’anno, Napoleone III fonda la Banca del Senegal per gestire le indennità legate all’abolizione della schiavitù. Poi, nel 1901, nasce la Banca dell’Africa occidentale (Bao), con succursali in differenti capitali africane, e i cui azionisti sono istituzioni finanziarie tra Bordeaux, Parigi e Marsiglia. Con la fine della seconda guerra mondiale, il generale Charles de Gaulle firma invece un decreto che, il 25 dicembre 1945, da vita al franco CFA, sigla che stava per 'Colonie francesi africane', ma che, con il soffiare dei venti di indipendenza, nel 1958 ha cambiato significato in in 'Comunità francesi d’Africa'. I fatti: dopo alcune svalutazioni imposte dalla Francia, il tasso fisso è ora di 655,957 franchi CFA per 1 Euro; le banconote sono sempre prodotte nella cittadina francese di Chamalières; il 50% delle riserve di tutti i Paesi coinvolti, oltre 12 miliardi di euro, deve essere depositato nel tesoro francese; nei consigli di amministrazione delle banche africane legate al CFA ci sono sempre dei rappresentanti francesi. «Nonostante la responsabilità sia prima di tutto dei nostri leader africani – afferma l’economista François Ndengwe –, il franco CFA sta impedendo lo sviluppo economico dell’Africa».
Oggi, la sigla CFA per gli Stati dell’Africa occidentale significa 'Comunità finanziaria d’Africa'; mentre per gli Stati dell’Africa centrale 'Cooperazione finanziaria d’Africa'. Puri eufemismi: «Il denaro non è un tema tecnico ma politico – disse nel 1990 l’ex primo ministro francese, Edouard Balladur –, e influenza la sovranità e l’indipendenza delle nazioni».

 

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