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Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance
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Lo Zimbabwe abbandona il dollaro per un 'biglietto verde' elettronico Rtgs

Lomé ( Togo) - Lo Zimbabwe le sta provando tutte. Per rivitalizzare la sua economia morente, da qualche giorno è stata introdotta una nuova moneta. O quasi. Il dollaro Rtgs (Real-time gross settlement), trasferito elettronicamente nel conto di un individuo, rappresenta infatti un compromesso tra le 'bond note', l’uso del bancomat e dei soldi nel telefono.

Sebbene il governo abbia riposto molte speranze in questo nuovo sistema di valuta per il Paese, i partiti all’opposizione e la gente comune sono invece piuttosto scettici. «Nessuno sa cosa sia», afferma Nkosana Moyo, ex ministro per il commercio diventato poi uno dei principali leader dell’opposizione. Lo Zimbabwe è stato colpito per diversi anni da una crescente inflazione e dal drastico aumento del debito pubblico. «Se questo Rtgs fosse la soluzione – commenta Moyo – allora le autorità hanno sbagliato la diagnosi del problema».

Secondo l’ex ministro, infatti, la causa della fragile condizione in cui versa l’economia locale è la «carente gestione economica legata soprattutto alle ingenti spese del governo». A tali affermazioni ha risposto Mthuli Ncube, attuale ministro delle Finanze. «Le misure di austerity che ho adottato l’anno scorso stanno funzionando bene – argomenta Ncube –. Il reddito del governo sta infatti aumentando». Secondo gli esperti, per permettere alla nuova valuta di fare un passo nella direzione giusta, le autorità dovrebbero evitare di controllare il tasso di cambio tra il dollaro e l’Rtgs. La storia monetaria dello Zimbabwe resta comunque drammatica. Nel 2009 il dollaro locale è stato sostituito dal quello statunitense. I prezzi, però, continuavano a raddoppiare quasi quotidianamente. Di dollari, invece, ne

uscivano dal Paese molto di più di quanti ne entravano. Quindi, le forniture della moneta americana si riducevano esponenzialmente, causando lunghe file fuori dalle banche di gente che voleva ritirare gli ultimi soldi rimasti. Nel 2016, per supplire alla mancanza di contanti, il governo ha introdotto le 'bond note': non una vera e propria moneta, ma una 'banconota legalizzata', il cui valore doveva essere pari a un dollaro americano.

Nessuno, però, si fidava del cambio, il che ha provocato una iper-svalutazione delle bond note, e il governo è stato costretto a ritrattare. È così che il Paese è arrivato recentemente al dollaro Rtgs. Questo mezzo di scambio monetario non è però ancora visto come una vera moneta. Inizialmente, 2,5 Rtgs dovevano valere quanto 1 dollaro statunitense. Gli inizi sono comunque deludenti. Nel primo giorno di emissione sul mercato molte banche non cambiavano dollari americani con chi aveva dollari Rtgs, hanno confermato diverse persone. Gli impiegati della banca ammettevano che, da un punto di vista finanziario, non aveva molto senso farlo. Durante gli ultimi anni in Zimbabwe, oltre alla moneta locale o al dollaro statunitense, si potevano usare diverse stumenti e valute per pagare: il rand sudafricano, il bancomat o i soldi conservati grazie a una 'app' del telefonino. Solo che per strada ogni prodotto poteva avere un prezzo differente a seconda dello strumento usato per comprarlo. Ora le autorità vogliono che, nella maggior parte dei casi, il valore del dollaro Rtgs sia stabilito dal mercato. L’impatto di tale progetto in Zimbabwe resta però ancora molto incerto rispetto alla vita quotidiana del cittadino comune.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE / 5 aprile 2019 © RIPRODUZIO NE RISERVATA

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MFK Matteo Fraschini Koffi

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