Torna l’ex presidente Bozizé: il Centrafrica rischia il caos

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DAKAR, Senegal - Tutto potrebbe crollare in pochi istanti. Dopo una lunga serie di negoziati, cessate il fuoco e aiuti umani-tari, la Repubblica Centrafricana è sull’orlo dell’implosione a causa del ritorno dell’ex presidente, Francois Bozizé

. Soldati, ribelli e forze di pace si stanno preparando al peggio.

«Bozizé ha ordinato ai suoi gruppi ribelli di marciare sulla capitale, Bangui, per effettuare un colpo di Stato e prendere il potere – affermava ieri un comunicato del presidente, Faustin- Archange Touadera –. Le forze di pace della missione Onu in loco (Minusca) hanno fermato l’avanzata della ribellione in corso tra Bangui e Bossembele ». Le dinamiche in atto hanno spinto anche altri Paesi a muoversi. «La Russia ha chiamato in Centrafrica centinaia di militari grazie a un nostro accordo bilaterale – ha confermato Ange Maxime Kazagui, un portavoce del governo –. Sono tutti dotati di armi pesanti e pronti ad agire». Anche i soldati ruandesi, parte della Minusca (la missione Onu di peacekeeping) hanno rafforzato la loro presenza nel Paese e sarebbero già stati costretti a combattere in alcune aree del territorio. Dal canto suo, Bozizé ha negato qualsiasi coinvolgimento in tale operazione.

Con l’avvicinarsi delle elezioni previste per la prossima domenica, la tensione in Centrafrica si è alzata radicalmente. L’ex presidente, tornato da poco nel Paese per partecipare al processo elettorale, ha visto la sua candidatura rifiutata a causa delle accuse mosse contro di lui dal governo e dall’Onu. In seguito all’ultimo colpo di Stato nel 2013, Bozizé ha lasciato il potere ed è fuggito prima in Camerun e poi in Kenya. Nei mesi successivi, però, avrebbe finanziato parte dei gruppi cristiani di autodifesa, gli anti-balaka, mentre si scontravano con le milizie musulmane che formavano la coalizione della Seleka. Negli anni seguenti era comunque chiaro che la divisione tra comunità religiose rappresentava solo la superficie della crisi centrafricana.

Il Paese è ricco di risorse naturali che da decenni attraggono varie potenze straniere. Sebbene il Centrafrica sia una ex colonia della Francia, da qualche anno sono subentrati i russi, i cui militari formano gran parte della guardia presidenziale, e i cinesi, interessati alle miniere di pietre preziose nel Nord-ovest e ai giacimenti di petrolio nel Nordest. «La Repubblica Centrafricana è al centro di una guerra per procura franco-russa?», hanno scritto i vescovi centrafricani nella loro dichiarazione in vista del prossimo voto, denunciando il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza.

A quasi due anni dall’ultimo accordo di pace firmato da 14 gruppi ribelli e dal governo, nessuna delle condizioni è stata rispettata. La fase di disarmo non è mai veramente iniziata e le milizie, cristiane e musulmane, continuano a occupare gran parte del territorio provocando spesso scontri a fuoco che hanno causato migliaia di morti. Nonostante alcuni ribelli siano stati inseriti nel governo e nell’esercito centrafricano, ci sono stati pochi cambiamenti. Questa seconda guerra civile ha inoltre costretto centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le proprie case. «Condanno l’escalation della violenza e chiedo a tutti gli attori di cessare con urgenza ogni ostilità – è l’appello del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres –. Invitiamo le varie fazioni a risolvere qualsiasi controversia pacificamente nell’interesse del popolo centrafricano ».

François Bozizé, 74 anni, salito al potere con un colpo di Stato nel 2003 e deposto allo stesso modo dieci anni dopo, sembra voler mantenere la sua influenza in Centrafrica. Nella sua carriera ha assunto vari ruoli militari e politici. Durante la sua amministrazione, il Paese era relativamente stabile sebbene fermentasse nel Sud la minaccia di una ribellione alleata al precedente presidente, Ange-Felix Patasse. Con

l’avanzata ribelle proveniente dal Nord iniziata nel dicembre 2012, Bozizé fu costretto a lasciare via terra il Paese dopo gli scontri a Bangui.

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 22 dicembre 2020 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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