Gambia, sfida alle falsità sul virus

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DAKAR, Senegal - «Rintracciare le voci». È questo uno degli obiettivi principali dell’Mrc, un centro di ricerca medica associato alla britannica «London school of hygiene and tropical medicine» situato in Gambia e impegnato nella lotta contro la pandemia di coronavirus

. Una sfida particolarmente delicata a causa dei moderni mezzi tecnologici usati per comunicare. «L’informazione durante una crisi sanitaria come quella del Covid-19 ha un ruolo fondamentale – affermano gli esperti del Centro africano di controllo e prevenzione delle malattie (Cdc-Africa) –. È quindi necessario individuare e sfatare i miti che da mesi si stanno formando rispetto a tale pandemia». Per questo l’Mrc ha messo su Internet una piattaforma e un numero di telefono in grado di raccogliere le informazione scambiate tra i gambiani, in loco o residenti all’estero. Il Paese conta quasi 2,5 milioni di abitanti, circa 3.700 contagi e 123 decessi. «Nell’ultimo mese i contagi da Covid-19 hanno registrato un aumento del 20 per cento in 19 Stati africani – ha allertato l’Oms –. Bisogna quindi conservare la massima vigilanza con l’arrivo del freddo e il periodo delle festività di fine anno». E sebbene ci sia stata una recente diminuzione di messaggi rispetto alla pandemia, il centro di ricerca gambiano continua il suo monitoraggio.

«La natura e il numero delle informazioni che abbiamo raccolto sono cambiate con il protrarsi della crisi», spiega ad Avvenire Melisa Martinez Alvarez, scienziata sociale presso l’Mrc. «I messaggi si riferivano spesso all’inesistenza del Covid-19 o al fatto che i governi l’avessero inventato per ricevere denaro dai Paesi donatori. Con l’aumento dei contagi in Gambia – continua Alvarez –, vari messaggi circolavano per avvertire le persone sulle misure di prevenzione come maschere e gel igienizzante bollandole come pericolose ». L’iniziativa di raccolta informazioni è stata lanciata a maggio. Gran parte dei messaggi che arrivavano all’Mrc erano anonimi e infondati. L’istituto ha sempre condiviso le informazioni con le autorità locali per coordinare una strategia di comunicazione con l’obiettivo di contrastare le «fake news».

Tra i numerosi falsi miti sul Covid-19 c’era anche la promozione di rimedi erboristici e trattamenti tradizionali che sarebbero già stati trovati in India. Quando invece la curva della pandemia ha iniziato a impennarsi tra luglio e agosto, il centro di ricerca ha ricevuto una serie di messaggi che denunciava il crollo del sistema sanitario locale e consigliava ai cittadini di non utilizzare gli ospedali poiché nessuno sarebbe stato in grado di curare i pazienti e si rischiava di morire nei corridoi. Un’informazione falsa visto che in quel periodo gli ospedali erano in realtà quasi vuoti e le persone potevano solo trarre benefici dal frequentarli. «Molti di noi ricevevano anche messaggi allarmistici riguardo a eventuali controverse sperimentazioni di vaccini sui gambiani – afferma un residente della capitale, Banjul –. In famiglia si parlava di un’agenda nascosta orchestrata dall’Occidente per controllare la demografia della popolazione africana». A queste e ad altre false informazioni, l’Mrc ha sempre risposto dicendo che «il Covid-19 esiste ed è una malattia virale facilmente contagiosa e in grado di uccidere soprattutto anziani e altri gruppi vulnerabili ». Inoltre, i contagi possono essere prevenuti «indossando maschere e lavandosi spesso le mani con sapone o disinfettanti senza alcun rischio». Anche il tampone non è un pericolo e «l’Occidente non ha un programma nascosto per controllare la popolazione mondiale». «Riguardo a qualsiasi prova di cure o vaccini assicuro che tali processi sono strettamente regolati – commenta il professor Umberto D’Alessandro, a capo dell’Mrc gambiano –. È importante effettuare studi in contesti africani poiché i fattori immunologici e genetici possono influenzare il funzionamento dei trattamenti e dei vaccini a seconda delle differenti popolazioni».

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 2 dicembre 2020 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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