È crisi umanitaria in Mozambico: «300mila in fuga dalla guerra»

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DAKAR, Senegal - La situazione resta critica. Le organizzazioni umanitarie stanno cercando di limitare i danni di una crisi nel nord del Mozambico dove gli insorti continuano a terrorizzare la popolazione per conquistare terreno.

Nell’ultimo mese il numero degli sfollati è infatti triplicato, portando a 300mila il numero delle persone in fuga. «Siamo preoccupati per la crisi umanitaria in corso a Cabo Delgado – ha dichiarato ieri Antonella D’Aprile, rappresentante del Programma alimentare mondiale dell’Onu (Pam) nel Paese –. Il conflitto ha lasciato le persone senza accesso ai mezzi di sussistenza e con la pandemia di coronavirus che complica ulteriormente il nostro intervento». È una lotta contro il tempo caratterizzata da una mancanza di informazioni precise. I giornalisti che osano avventurarsi nel nord vengono imprigionati e torturati. Sul terreno, invece, vari gruppi armati si dicono affiliati ad al-Qaeda o al Daesh.

 

«Soprattutto donne e ragazze stanno pagando un alto prezzo legato in particolare alla salute personale – afferma ad AvvenireAndrea Wojnar, rappresentante del Fondo Onu per la popolazione (Unfpa) –. In situazioni così pericolose come a Cabo Delgado è necessario proteggerle da rischi sempre maggiori di violenze nei loro confronti». Negli ultimi anni il Mozambico ha fatto ingenti scoperte nel settore energetico. Varie ditte petrolifere vogliono sfruttare il potenziale di una zona remota prossima all’implosione. «Ci sono molti attori coinvolti in questa guerra civile – spiegano gli esperti –: mercenari russi, sudafricani e forse presto statunitensi al soldo del governo mozambicano e delle aziende petrolifere».

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 23 settembre 2020 © RIPRODUZIONE RISERVATA

Tags: avvenire cronaca politica