La giunta promette: «Presto elezioni»

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DAKAR, Senegal - «Siamo per la stabilità del Paese. Organizzeremo elezioni generali per dotarci di istituzioni forti entro un limite di tempo favorevole». I propositi espressi ieri dal Comitato nazionale per la salvezza del popolo (Cnsp) sono stati accolti con giubilo dalla popolazione maliana. Il colonnello Ismael Wague , vice- capo del personale dell’aviazione militare e uno dei leader militari del golpe di martedì, ha fatto capire nel suo discorso che l’attuale giunta dovrebbe avere vita corta per lasciare il potere in mano ai civili nel più breve lasso di tempo possibile.

Circondati da altri soldati coinvolti nell’ammutinamento, tra cui il colonnello Malick Diaw, i fautori del colpo di Stato hanno letto il loro discorso davanti alle telecamere della Ortm, l’emittente nazionale, annunciando anche la temporanea chiusura dei confini e il coprifuoco notturno. Il governo ad interim sarà guidato dal colonnello Assimi Goita. Dopo mesi di grave crisi politica, il Paese sembra quindi pronto a voltare pagina. Ma sono ancora molti i nodi da sciogliere. Primo fra tutti: la liberazione dell’ormai ex presidente, Ibrahim Boubacar Keita, e di numerosi altri funzionari governativi e militari. «Condanniamo con fermezza il cambio di potere in Mali avvenuto in maniera incostituzionale – ha dichiarato ieri in un comunicato l’Unione Africana (Ua), a cui ha fatto eco gran parte della comunità internazionale –. Esigiamo la liberazione immediata di Keita, arrestato dall’esercito». Il Consiglio di sicurezza dell’Ua, inoltre, ha deciso di sospendere il Mali in seguito al golpe. E l’Onu ha rivolto un forte appello ai ribelli a rientrare nelle caserme. Il colpo di Stato non solo minaccia la credibilità democratica cui sembra aspirare il Continente, ma mette in pericolo la stabilità di molti altri Stati della regione prossimi a organizzare le elezioni di quest’anno. «Da Alassane Ouattara in Costa d’Avorio, a Alpha Conde in Guinea Conakry, fino a Mahamadou Issoufou in Niger – spiegano gli esperti –, i cambiamenti di governo attraverso la forza militare potrebbero avere un effetto domino pericoloso». L’ex leader del Mali è stato sequestrato da soldati armati che hanno fatto irruzione a casa sua. Dopo essere stato trasferito alla caserma militare di Kati, a 15 chilometri dalla capitale, Bamako, Keita ha subito dato le dimissioni. «Per evitare spargimenti di sangue – ha dichiarato l’ex capo di Stato maliano –, non ho altra scelta che lasciare il potere e dissolvere il governo e il Parlamento».

Il Mali era da mesi pronto ad implodere. L’amministrazione Keita si era macchiata di gravi scandali di corruzione, alcuni dei quali hanno coinvolto direttamente la sua famiglia. In seguito, a fine marzo, sono state organizzate elezioni legislative caratterizzate da irregolarità evidenti, mentre pochi giorni prima c’era stato il sequestro del capo dell’opposizione, Soumaila Cisse, ancora nelle mani dei jihadisti. Inoltre, le autorità avevano perso il controllo quasi totale delle regioni centrali e settentrionali del territorio. E gli attacchi jihadisti nell’ultimo anno avevano causato la morte di decine di militari e centinaia di civili. Tale contesto ha provocato una raffica di proteste inizialmente pacifiche da parte della popolazione. Dai cortei è nato il Movimento 5 giugno per il raduno delle forze patriottiche (M5-Rfp). Quasi ogni settimana, i manifestanti si trovavano in piazza per chiedere le dimissioni del presidente. Nonostante i vari timidi tentativi di dialogo, Keita non voleva lasciare il potere e ammettere le sue colpe. L’elemento decisivo è stato, però, il malcontento crescente fra i soldati, stremati dai bassi salari e dal fatto di dover sostenere tutto il peso del conflitto con i terroristi, mentre fra gli altri vertici la corruzione era dilagante. «La società civile e i movimenti politici sono invitati a unirsi a noi nel creare le migliori condizioni per una transizione politica civile – ha concluso il colonnello Wague –. Costruiremo le fondamenta di un nuovo Mali».

Matteo Fraschini Koffi per AVVENIRE - 20 agosto 2020 © RIPRODUZIONE RISERVATA

Tags: avvenire cronaca politica

Matteo Fraschini Koffi - Giornalista Freelance